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Tangenziale est di Pistoia, sos dei comitati: «Non si può aspettare altri 4 anni»
Traffico insostenibile sulla Montalese con la parziale chiusura del viadotto: «Dobbiamo chiedere che sia studiata una viabilità alternativa utilizzando ad esempio la variante del Calice»
PISTOIA. «Non possiamo aspettare che la tangenziale est riapra ai mezzi pesanti e in corsia doppia nel 2028. Altri quattro anni sono troppi, via Sestini e la Montalese non riescono più a reggere il carico di traffico».
Parte da questo sos la mobilitazione unitaria dei comitati di Pontenuovo, via Sestini, Santomato, Chiesina Montalese e Candeglia-Valli delle Bure, i cui direttivi si sono ritrovati martedì sera al circolo Mcl di Chiesina Montalese con l’obiettivo di condividere una strategia per sopperire alle lungaggini del cantiere sulla tangenziale – che ancora deve partire e che nonostante il finanziamento già avvenuto, sembrerebbe poter essere completato solo nel 2028 – e proporla alla Provincia e al Comune, informando il prefetto per ragioni di sicurezza e coinvolgendo anche consiglieri comunali, provinciali e regionali.
In attesa che la realizzazione della variante montalese entri nel vivo, questione che mette d’accordo la maggior parte dei gruppi di residenti, anche se non proprio tutti, c’è consenso unanime attorno all’esigenza di una riapertura quanto più tempestiva possibile della tangenziale est. Il perché è dovuto all’effetto domino scaturito dalle limitazioni sull’utilizzo del viadotto cittadino introdotte dalla Provincia nel dicembre del 2022, in seguito alla pericolosità rilevata dai tecnici per lo stato di manutenzione. In particolare si tratta del divieto d’accesso – di fatto però senza nessun controllo – per i veicoli di massa a pieno carico superiore a 26 tonnellate, del limite di velocità a 30 chilometri orari e del restringimento della carreggiata a un’unica corsia in entrambi i sensi di marcia, tra la rotatoria di via Toscana e lo svincolo che porta al centro commerciale Panorama.
Da quando sulla tangenziale est vigono queste regole, camion e tir che dalla zona nord di Pistoia devono dirigersi verso Prato (o viceversa) – non potendo sfruttare il collegamento tra la tangenziale e via Toscana – sono costretti a passare da via Sestini e dalla provinciale Montalese, mettendo sotto scacco i centri abitati di via Sestini, Pontenuovo e Santomato. Mentre qualcuno transita anche dall’interno, ingolfandosi nelle stradine di Chiesina Montalese. La tangenziale a mezzo servizio reca disagi anche a chi abita a Candeglia e dintorni.
I lavori
Per mettere in sicurezza l’arteria di collegamento da 2,5 chilometri, la Provincia dovrà procedere con due lotti: il primo, da 2 milioni di euro, sarebbe dovuto partire già a fine 2023 e non dovrebbe essere lontano dal via, con la gara d’appalto già fatta e la ditta individuata. Il problema che si pone è che probabilmente già per l’imminente prima fase, al termine della quale la carreggiata resterà a una corsia e gravata dalle solite limitazioni, la tangenziale est dovrà essere completamente chiusa, dal momento che sembrerebbe necessario alzare il ponte per lavorare sui blocchi portanti.
Per il secondo lotto, che comporterà la sostituzione di alcuni componenti, tra cui gli appoggi, e propedeutico alla riapertura definitiva, circa un anno fa furono stanziati 4,3 milioni di risorse ministeriali (che in totale fanno 6 milioni, costo triplicato in fase di progettazione esecutiva rispetto allo studio di fattibilità), spendibili però dal 2026 con rendicontazione fissata al 2028.
Da qui, la necessità avvertita dai comitati di smuovere le acque. «È impensabile aspettare con le mani in mano la riapertura della tangenziale tra quattro anni, se va bene» afferma Giuseppe Marini, presidente del comitato “Insieme per Chiesina”.
«Speriamo nel frattempo che non succeda come al ponte Morandi» scongiura qualcuno dei partecipanti alla riunione.
«Provincia e Comune non possono lasciare le cose come stanno continuando a caricare la Montalese – aggiunge Daniela Rafanelli, presidente del comitato di Santomato – Dobbiamo chiedere che sia studiata una viabilità alternativa, utilizzando ad esempio la variante del Calice».
Nelle prossime settimane i comitati presenteranno un documento alle istituzioni con proposte concrete per deviare parte del traffico pesante. «L’importante è restare tutti uniti», chiude Giovanni Labruna, di Pontenuovo.
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