Il Tirreno

Pistoia

Il caso

Allenatore spia le giocatrici di pallavolo con una telecamera nascosta negli spogliatoi: sei anni di sospensione

di Massimo Donati
Allenatore spia le giocatrici di pallavolo con una telecamera nascosta negli spogliatoi: sei anni di sospensione

Pistoia, l’aveva nascosta in una scatola di merendine appoggiata su un termosifone. I giudici hanno respinto l’accordo di patteggiamento della sanzione di 3 anni e mezzo

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PISTOIA. Quando hanno visto quella scatola di merendine appoggiata sul termosifone dello spogliatoio, per prima cosa hanno pensato che si trattasse di qualcosa lasciata lì per loro affinché si rifocillassero dopo l’allenamento in palestra. Ma quando una delle giovani pallavoliste l’ha aperta, si è trovata di fronte a una videocamera in funzione che, attraverso un buco nella confezione, le stava riprendendo mentre si stavano spogliando per fare la doccia. E immediatamente le ragazze (alcune minorenni) hanno avvertito i responsabili della società sportiva.

A spiarle, per sua stessa ammissione, il loro allenatore che, lunedì scorso, al termine dell’udienza davanti al tribunale federale della Federazione italiana pallavolo, è stato condannato alla sospensione per sei anni da ogni attività federale. I giudici hanno respinto l’accordo di patteggiamento della sanzione di 3 anni e mezzo che era stata concordata tra la procura federale e l’avvocato difensore del coach, sottolineando, nella motivazione della sentenza, la gravità di ciò che era accaduto nel pomeriggio del 21 febbraio scorso nell’impianto sportivo pistoiese (nella sentenza ogni riferimento che possa rendere identificabili le vittime dell’illecito è stato censurato).

In udienza, l’avvocato difensore Giampaolo Borgioli, ha sottolineato come il suo assistito si fosse pentito del gesto commesso e come il coach non intendesse, con il suo comportamento, ledere l’intimità delle ragazze bensì registrare le loro conversazioni per capire cosa pensassero di lui. Ma i giudici (gli avvocati Massimo Rosi, presidente, Antonio Amato, vice presidente, e Andrea Ordine, componente) hanno ritenuto tale giustificazione non credibile, stigmatizzando la gravità del fatto. «Anche se non vi è prova che le immagini siano state diffuse – scrivono i giudici in sentenza – l’atto compiuto ha una grave valenza disciplinare. Oltre alla gravità dei fatti addebitati e all’allarme sociale destato da siffatti odiosi comportamenti, non può tacersi il fatto che i principi di lealtà, correttezza e rettitudine, morale e sportiva, richiamati dagli articoli 1 e 74 del vigente regolamento, nonché i principi contenuti nel codice etico, risultano esser e stati violati, con la conseguente gravissima lesione all’intero mondo della pallavolo, alla sua credibilità e trasparenza».

Per questo il tribunale ha ritenuto che le aggravanti contestate non potessero essere valutate come equivalenti delle attenuanti, in particolare quella di aver commesso il fatto con «abuso di poteri o violazione dei doveri derivanti o conseguenti all’esercizio delle funzioni proprie». Non è escluso che per l’allenatore vi possano essere adesso anche conseguenze dal punto di vista penale. Poco dopo il ritrovamento della videocamera infatti sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno provveduto a sequestrarla, assieme al telefono e al pc dell’allenatore.

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