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Pistoia, insegnante precaria vince la causa: riceverà 6 anni di bonus docente

di Lorenzo Carducci
Pistoia, insegnante precaria vince la causa: riceverà 6 anni di bonus docente

Il giudice civile: il diritto alla formazione spetta non solo a chi è di ruolo. L’avvocata che ha seguito la vicenda: «In tutto stiamo seguendo un centinaio di casi come questo divisi tra Firenze, Prato e Pistoia»

13 aprile 2024
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PISTOIA. Il diritto alla formazione spetta a tutti gli insegnanti, non solo a quelli di ruolo, cioè con contratto a tempo indeterminato. Anche perché non si tratta solo di un diritto ma anche di un dovere. Prevedere il contrario è discriminatorio, come fatto dal governo Renzi con uno dei decreti di attuazione della legge 107 del 2015 (la riforma della “buona scuola”) sulla carta elettronica del docente: il bonus di 500 euro annui che gli insegnanti di ruolo di ogni ordine e grado possono spendere in libri, corsi, dispositivi elettronici, iniziative culturali e altre attività di aggiornamento professionale.

Tra i migliaia di ricorsi presentati dai “prof” precari ai giudici di tutt’Italia contro il ministero dell’Istruzione e del merito, ce n’è uno significativo, che pochi giorni fa è stato accolto dal tribunale di Pistoia. Un’insegnante attualmente in servizio all’Istituto alberghiero di Montecatini, si è vista infatti riconoscere dalla giudice civile (sezione lavoro) Giulia Pecchioli il diritto al bonus docente per l’importo di 3mila euro, oltre a interessi e rivalutazione – 500 euro per 6 anni, a partire dall’anno scolastico 2018/19 e compreso quello in corso, 2023/24 – che invece le era stato negato in quanto supplente, nonostante la formazione continua sia un onere per tutto il personale docente e non soltanto per quello di ruolo. Il ministero è inoltre condannato a pagare le spese legali, oltre 1.400 euro.

A rappresentare gli interessi dell’insegnante che ha vinto la causa a Pistoia, così come di tanti altri colleghi della scuola per il medesimo torto subito, è l’avvocata fiorentina Isetta Barsanti Mauceri. «In tutto stiamo seguendo un centinaio di casi come questo divisi tra Firenze, Prato e Pistoia – spiega la legale – La sentenza del tribunale di Pistoia è importante perché, a differenza di molte altre, riconosce nei confronti della mia assistita il diritto al bonus anche per l’anno in corso».

Eh già, perché i supplenti con contratto fino al 30 giugno, cioè fino al termine delle attività didattiche, sono rimasti tagliati fuori dalla fruizione della carta anche dopo il correttivo previsto dal decreto “salva infrazioni”, il decreto legge 69 del 13 giugno 2023. Quest’ultimo ha infatti esteso il beneficio solo ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile, vale a dire fino al 31 agosto. Eppure era stata netta la Corte di giustizia dell’Unione europea, con un’ordinanza di maggio 2022. Quando, sollecitata dal tribunale di Vercelli, aveva rilevato il contrasto tra la norma italiana e quanto previsto dall’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, inserito in una direttiva europea e quindi di obbligatoria applicazione per l’Italia.

«Ammettere che la mera natura temporanea di un rapporto di lavoro sia sufficiente a giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato» si legge nell’ordinanza “maestra” della Corte Ue.

Una disparità che non è giustificata, così da dover considerare il bonus docente accessibile a tutti gli insegnanti a tempo determinato, purché inseriti in graduatoria, compresi quelli con contratto di supplenza fino al 30 giugno. Come peraltro sostenuto in seguito anche dalla Cassazione.

Insomma, si preannunciano numerose le sentenze che condanneranno il ministero. Ma il passaggio tra vincere la causa a vedersi rimborsati quei 500 euro all’anno per la formazione, non è purtroppo così immediato.

«Attualmente lo Stato non sta dando esecuzione alle sentenze definitive che danno ragione ai miei clienti – rileva l’avvocata esperta di scuola Barsanti Mauceri – Abbiamo dovuto procedere col giudizio di ottemperanza al Tar: da gennaio ne abbiamo già promossi dodici e ottenuto le prime due pronunce favorevoli. Il Tar ha condannato il ministero a eseguire la sentenza civile entro 60 giorni».


 

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