Nessun colpevole per il rogo nella discarica del Cassero
Assolti presidente di Pistoiambiente e direttore dell’impianto
CASALGUIDI. La causa dell’incendio non è stata accertata neppure nel corso del lungo processo, e, probabilmente, resterà per sempre un punto interrogativo in una sequenza di ipotesi. Ma una certezza adesso c’é: quella che Pistoiambiente non ebbe alcuna responsabilità per quel rogo divampato il 4 luglio 2016 nella discarica del Cassero. Come, nella tarda mattinata di ieri, ha sentenziato il giudice monocratico del tribunale di Pistoia Paolo Fontana, che ha assolto, con la formula del “perché il fatto non sussiste”, Alfio Fedi, 76 anni, presidente al tempo del cda di Pistoiambiente (oggi Lithos Investimenti srl), azienda che era proprietaria dell’impianto, e l’allora direttore tecnico dell’impianto di smaltimento, Michele Menichetti, fiorentino di 47 anni.
Al termine della propria requisitoria, il pm Luigi Boccia aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di incendio colposo per entrambi gli imputati, secondo lui responsabili per aver consentito, fin dal 2013, che al Cassero si accumulassero migliaia di tonnellate di rifiuti che invece avrebbero dovuto essere smaltiti in un altro tipo di impianti: sarebbe stato a causa di quelle irregolarità, di quella miscela di sostanze, che era poi divampato l’incendio che si era propagato per circa un ettaro prima che venisse domato. Niente di tutto questo secondo il giudice Paolo Fontana, che si è riservato 90 giorni per depositare la motivazione della sentenza. E anche secondo i difensori degli imputati: l’avvocato Andrea Niccolai, per Fedi, e l’avvocato Fabio Celli, per Menichetti.
«Naturalmente siamo soddisfatti del buon esito del processo, che è stato lungo e impegnativo – commenta l’avvocato Niccolai all’uscita dall’aula – Leggeremo la motivazione della sentenza, che penso accoglierà le nostre tesi: Pistoiambiente, oggi Lithos, aveva svolto correttamente quelli che erano i suoi oneri, i suoi impegni nell’accettazione dei rifiuti. La procura non ha ritenuto di dover coinvolgere nell’inchiesta i produttori di quei rifiuti, ma secondo noi se c’era un problema era un problema dei produttori, non dei gestori della discarica. Abbiamo anche chiarito come Pistoiambiente abbia attivato tutte le risorse e tutte le iniziative per contenere l’incendio. La cui causa è rimasta un punto interrogativo che il processo non ha chiarito. Ma certo colpe per l’evoluzione dell’incendio Pistoiambiente non ne ebbe».
Insomma, la società proprietaria della discarica, che si trova nei pressi di Cantagrillo, nel comune di Serravalle, aveva sempre accolto correttamente i carichi di rifiuti, la cui classificazione era competenza delle aziende che, già muniti dei codici di identificazione, li trasportavano lì per essere smaltiti: «Pistoiambiente ha fatto tutti i controlli che la legge gli imponeva» precisa il legale . Che poi parla della causa dell’incendio, «che non è stata chiarita: questo era un compito che spettava al pubblico ministero. Le ipotesi sono molte – prosegue – tra le quali non va esclusa l’ipotesi dolosa, che noi abbiamo sempre ritenuto come una delle probabili. Ma siccome la responsabilità dell’incendio colposo si lega essenzialmente allo sviluppo dello stesso, non tanto al fatto che si verifichi un fuoco, noi abbiamo anche dimostrato come Pistoiambiente sia intervenuta tempestivamente con mezzi, risorse idriche e terra per arginarlo. E lo ha fatto, credo, più con le proprie risorse che con quelle messe disposizione dai vigli del fuoco».
Una ricostruzione confermata anche dall’Arpat, «che non ha rilevato nulla: e la procura ha ignorato completamente i risultati degli accertamenti Arpat. Non mi chiedete perché, ma così è. Le nostre tesi, evidentemente, sono state però ritenute convincenti dal giudice».
All’uscita dall’aula, visibilmente soddisfatto della sentenza anche l’avvocato Fabio Celli.
«Nel corso dell’istruttoria – sottolinea il difensore – la difesa ha raccolto e documentato tutta una serie di attività di controllo svolte che i consulenti tecnici del pm – ben tre le consulenze svolte nel corso delle indagini – non hanno mai preso in considerazione – spiega – Va ricordato che sul tema della gestione della discarica erano entrate anche la stessa Arpat e la Regione, con la conferenza dei servizi: tutti esiti documentali di cui la pubblica accusa non ha tenuto conto. Anche in ordine al rispetto della normativa sulla sicurezza, in particolare quella antincendio, è stato documentato come i presidi a tutela della discarica fossero adeguati. E, soprattutto, abbiamo dimostrato come quei conferimenti di materiali che secondo la pubblica accusa avrebbero contribuito ala propagazione dell’incendio – mi riferisco al pulper e ai pneumatici – fossero invece autorizzati».
Improbabile, a fronte dell’assoluzione, il ricorso in appello da parte della procura: il reato contestato cadrà presto in prescrizione, forse già a giugno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
