Il Tirreno

Pistoia

Verso il fallimento

Pistoiese: oltre a De Simone indagati Jace, Vecchione e Gammieri. I punti “oscuri” dei conti del club

di Lorenzo Carducci
La finanza giovedì mattina davanti allo stadio Melani (foto Nucci/Innocenti)
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La finanza giovedì mattina davanti allo stadio Melani (foto Nucci/Innocenti)

Nell’inchiesta per il reato di bancarotta fraudolenta finiscono l’amministratore unico, il commercialista della società e il titolare di Omav

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PISTOIA. «Le indagini hanno consentito di ipotizzare condotte illecite volte a aggravare il dissesto della società calcistica, mediante l'omissione sistematica del pagamento dei debiti tributari e previdenziali e di quelli verso i fornitori e non assumendo iniziative per garantire la continuità aziendale e la copertura delle perdite. Inoltre, veniva ipotizzata l'emissione di fatture per operazioni inesistenti con riferimento ai rapporti tra una società terza e la Pistoiese, in relazione a prestazioni di servizi non effettuate». Nei confronti del club arancione la Procura di Pistoia «ha inoltre avanzato richiesta di apertura della liquidazione giudiziale», il vecchio fallimento.

È quanto si legge nella nota diffusa ieri dalla guardia di finanza di Pistoia, che giovedì – a latere dell’arresto di Maurizio De Simone per l’operazione antifrode condotta dalla Procura europea di Venezia - ha perquisito la sede dell’Us Pistoiese 1921 per le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni nei confronti non solo di De Simone ma «di quattro soggetti». Oltre al 44enne irpino, garante dimissionario del Trust Orange che tramite la Holding detiene la proprietà della società arancione, nel fascicolo ci sarebbero i nomi di Matilda Jace (37 anni), dimissionaria dalla carica di amministratore unico della società e della Holding Us Pistoiese 1921 Srl nonché “director” del Trust, il commercialista della società Antonio Gammieri (68 anni), padre dell’avvocato ex amministratore unico del club e Omar Vecchione (48 anni), creatore della pseudo omonima Omav, che evidentemente corrisponde alla “società terza” citata nella nota.

Il nodo Omav

La società di Omar Vecchione, finito agli arresti domiciliari per l’inchiesta veneziana, cominciò la stagione 2022/23 come partner commerciale dell’Olandesina (per cui svolgeva un servizio di domiciliazione) e di cui risultava dipendente lo stesso De Simone. I rapporti furono interrotti dalla Pistoiese dopo che a dicembre 2022 la sede di Omav fu visitata dalla finanza a seguito di un’indagine partita dalla Procura di Avellino, per una truffa da 15 milioni di euro sui bonus facciata. Che il legame apparisse poco chiaro lo testimonia anche la relazione della società di revisione Ria Grant Thornton di Firenze sul bilancio del club arancione al giugno 2022, redatta per il controllo contabile esterno a cui era obbligatoriamente sottoposta la società di calcio allora in serie C, diversamente dalle regole subentrate dalla retrocessione in D.

Nel documento si evidenziavano 500mila euro di crediti d’imposta pagati da Omav alla Pistoiese a titolo di sponsorizzazione e usati dalla dirigenza arancione per il pagamento di debiti tributari e previdenziali. Crediti su cui, avvertiva la società di revisione, si stava soffermando la Procura di Avellino. Insomma, nel bel mezzo del polverone scatenato dal filone di indagini veneziano sulle frodi per oltre 600 milioni di euro, che l’altro ieri ha portato appunto all’arresto di De Simone e tra gli altri anche del 61enne tedesco Stefan Lehmann - ex patron della Pistoiese in quanto detentore delle quote di maggioranza della Holding Arancione fino a maggio 2023 - va componendonesi il puzzle che riguarda più da vicino la gestione della società calcistica cittadina.

Il filone veneziano

Nel frattempo emergono dettagli anche sulla già menzionata maxi operazione sfociata nelle 24 misure cautelari. Stando a quanto riporta Il Fatto Quotidiano, tra i motivi dell’arresto nei confronti di De Simone, ci sarebbe anche l'ipotesi che abbia ricevuto quasi 30 milioni di euro di crediti da bonus facciate. Lehmann sarebbe ritenuto tra i capi e promotori dell’associazione a delinquere che avvalendosi di prestanome e professionisti, è sospettata di aver incamerato illegalmente fondi Pnrr per l’innovazione tecnologica di aziende presentando bilanci falsi e di aver creato e movimentato crediti inesistenti per circa 530 milioni di euro con bonus facciate e capitalizzazione di imprese. Il tutto, utilizzando decine di società spesso fittizie costituite anche all’estero e sistemi tecnologicamente sofisticati per sfuggire alle grinfie della giustizia. Lehmann che a sua volta nel 2022 era stato indagato a Venezia, con la sua società Digimark Group, per presunta milionaria evasione dell’Iva. Tra i 14 soggetti sottoposti agli arresti domiciliari risulta appunto anche l'avellinese Omar Vecchione. I reati per cui procede la Procura europea Eppo di Venezia sono associazione a delinquere, truffa aggravata, frode fiscale e riciclaggio. Le fiamme gialle hanno sequestrato ville, orologi e auto di lusso, oltre a somme ingenti in criptovalute.

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