La protesta
Pistoia, alluvione e inverno mite: conifere distrutte nei vivai. Il racconto di un dramma quotidiano
La denuncia di alcuni imprenditori della Piana: ma non ci sono rimborsi
PISTOIA. L'alluvione del due novembre continua a provocare danni ai vivai della Piana, come un'onda lunga che non accenna a fermarsi. A denunciare infatti una vera e propria morìa di piante rimaste troppo tempo sott'acqua è Alessandro Vannacci, titolare di un'azienda agricola che, nei suoi terreni in località Mollungo, alla Ferruccia di Quarrata, si occupa della coltivazione delle piante di cipresso: «In questi giorni stiamo rimuovendo dai campi moltissime piante ormai secche. Si tratta in molti casi di alberelli alti fino a due metri e 50. Alcuni di questi erano a dimora da quattro o cinque anni e per un vivaista, veder morire una pianta è un evento veramente triste».
A provocare la loro morte è stata in primo luogo l'alluvione di novembre, a cui però si è aggiunto anche il forte vento che a dicembre ha spazzato ogni angolo della Piana, come sostiene Vannacci: «Per molti giorni campi abbiamo avuto nei nostri campi anche 50 centimetri d'acqua, che peraltro ha impiegato moltissimo tempo per defluire. Quando l'acqua se n'è andata, ci si è messo il vento che, con forti raffiche, ha piegato la maggior parte delle piante scollandone le radici dal suolo. Questo mix ha portato alla morte centinaia e centinaia di piante e altre faranno la stessa fine da qui alle prossime settimane».
Il cipresso, pianta iconica della nostra Regione, non cresce nei terreni particolarmente umidi e, a causa della sua forma affusolata, soffre notevolmente il vento forte. Il susseguirsi degli allagamenti con le fredde nottate di vento siberiano ha falcidiato le coltivazioni di questa pianta che, da Bottegone, si estendono fino alla Ferruccia, come conferma Sandro Orlandini, presidente della Cia Toscana nord Firenze-Prato-Pistoia: «Sono molte le aziende vivaistiche di questa zona che hanno avuto forti danni. La troppa acqua presente nei campi ha provocato non solo l'allentamento delle radici dei cipressi ma anche l'insorgere di varietà fungine che sui stanno rivelando letali per queste piante. La Cia si attiverà in ogni modo per aiutare i suoi associati almeno a livello di prevenzione degli eventi di allagamento».
In questi giorni tuttavia, dai campi si assiste solo al triste via vai di trattori che trainano rimorchi carichi di coniferemorte o compromesse al punto tale da non poter essere immesse in vendita, come fa notare ancora Alessandro Vannacci: «Quantificare il danno ancora non è possibile. Ogni giorno scopriamo una certa quantità di piante destinate a perire. Per noi è un dramma che viviamo quotidianamente anche perché, per il momento, non abbiamo percepito ristori né tanto meno se ne profilano all'orizzonte». La normativa infatti prevede un aiuto a chi ha avuto danni strutturali non contemplando, almeno per il momento, altre tipologie di danno.
Che la situazione possa cambiare è quanto si augura il vivaista che conclude: «La nostra situazione è destinata purtroppo a peggiorare perché, con la primavera, le piante di cipresso manifesteranno tutte quelle sofferenze dovute a eccessi climatici. Se tuttavia non cambierà la legge, noi non avremo diritto ad alcun risarcimento né in questa occasione né in altre che potrebbero ripetersi in futuro.
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