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La decisione

Pistoia, vince la causa contro il Comune e ora potrà avere 60mila euro: per 17 anni ha lavorato senza contratto

di Lorenzo Carducci
Il Centro annonario di Pistoia oggi praticamente abbandonato
Il Centro annonario di Pistoia oggi praticamente abbandonato

Il giudice del tribunale ha riconosciuto alla donna il part time per le mansioni svolte dopo la morte del marito

27 marzo 2024
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PISTOIA. Ha lavorato per 17 anni come custode e portinaia del Centro annonario di via dell’Annona, da maggio del 1998 a giugno del 2015. Vivendoci dal 1986, dal momento in cui il custode era il marito, dipendente comunale, che lei poi ha sostituito sia quando si ammalò gravemente che dopo la sua morte. Ma il Comune non l’ha mai retribuita né ha mai regolarizzato la sua posizione contrattuale, chiedendole invece con ingiunzione fiscale il pagamento di 40mila euro a titolo di indennità di occupazione dell’immobile e di rimborso per il pagamento delle utenze.

Lei, pistoiese adesso settantenne, non si è arresa. E oltre a chiedere tramite il proprio avvocato l’annullamento dell’ingiunzione, si è rivolta al giudice del lavoro del tribunale di Pistoia, che, a fine novembre, scorso ha condannato il Comune a darle poco meno di 102mila euro, riconoscendole il diritto alla retribuzione (applicando il criterio del part time) per quei 17 anni di apertura e chiusura dei cancelli del mercato ortofrutticolo, custodia e sorveglianza con tanto di badge, manutenzione e messa in ordine. Mansioni e prestazioni per cui non aveva firmato contratti, ma di cui il Comune era al corrente.

Il debito fuori bilancio approvato lunedì dal consiglio comunale tuttavia ammonta a circa 60mila euro, in virtù della contemporanea condanna della signora a restituire 36mila euro più interessi per le utenze di energia elettrica e gas relative all’alloggio di servizio nel periodo tra il 2005 e il 2015. Questo perché, differentemente dall’indennità di occupazione dell’abitazione – non riconosciuta dal giudice che ha ritenuto la fruizione gratuita dell’immobile la contropartita delle mansioni ricoperte dalla ricorrente – le spese per luce, gas e acqua erano a carico del marito per una delibera comunale del 1986. Fatto sta che favola, per compensazione, 60mila euro devono lasciare le casse municipali e andare alla signora, che nel centro annonario non abita più dal 2015.

Una vicenda che evidentemente non riguarda gli ultimi mandati. Tuttavia «l’amministrazione è estremamente prudente negli accantonamenti legati ai rischi del contenzioso e di fatto questo importo è coperto con somme accantonate per queste evenienze» tranquillizza l’assessora al bilancio Margheriti Semplici.

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