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Pistoia, chi è lo stalker che voleva uccidere una volontaria: il nome, la storia e la condanna

di Massimo Donati
Pistoia, chi è lo stalker che voleva uccidere una volontaria: il nome, la storia e la condanna

Minacce di morte e aggressioni dopo il rifiuto da parte della donna

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PISTOIA. «Mi costringi a farti del male. Mi devi sposare. Mi costringi a sfregiarti il viso. Ti ammazzo, ammazzo la tua famiglia...». E dopo averla minacciata e offesa come già in passato aveva fatto, quell’uomo che da anni frequentava la mensa dei poveri l’aveva afferrata per i polsi, non mollando la presa fino a quando era intervenuta una collega che, aiutata poi da due operatori, era riuscita a liberarla.
 

La storia
Era la mattina del 9 maggio scorso. Subito dopo essere uscita dall’ospedale, la volontaria della Caritas si era diretta in questura per sporgere denuncia, troppo impaurita ormai per continuare a sperare, come aveva fatto fino a quel giorno, che il 44enne albanese, da sempre ritenuto un ospite “problematico”, mettesse fine a quella persecuzione iniziata da quasi un anno. Nella mattina di lunedì 18 marzo, Vitor Xhanaj è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pistoia. Accusato di atti persecutori e della violazione della misura cautelare che gli vietava l’avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (reato che gli era costato la galera), è stato processato con il rito abbreviato e condannato a 2 anni di reclusione senza il beneficio della sospensione condizionale della pena.
 

La denuncia
Nella sua denuncia, la vittima aveva raccontato ai poliziotti della questura che l’ossessione dell’uomo nei suoi confronti era iniziata nel luglio precedente, dopo che era tornato a Pistoia dall’Albania, dove aveva trascorso qualche mese da una sorella. Tutte le volte che andava alla mensa della Caritas per ricevere il pasto, Xhanaj chiedeva di lei, spiegando ai vari volontari che ne era innamorato. Inoltre aveva iniziato a tempestare la donna di telefonate e messaggi, tanto da costringerla, verso febbraio, a bloccare il suo numero e a iniziare a usare l’auto anziché il treno per raggiungere la mensa per paura di incontrarlo per strada. Il 24 aprile 2023, il primo episodio particolarmente violento. Il 44enne albanese era entrato nella mensa per pranzare e mentre era seduto a tavola aveva fatto esplicite avanches di natura sessuale alla volontaria, invitandola ad andare insieme a lui a Firenze. Di fronte all’ennesimo rifiuto, aveva dato in escandescenze, aveva afferrato il computer portatile della donna e l’aveva scagliato a terra, per poi iniziare a saltarci sopra. Cacciato fuori, mentre si allontanava, aveva comunque continuato a urlare offese e minacce nei suoi confronti.

Le scritte e le minacce di morte

L’indomani mattina, sul portone della mensa, erano comparse delle scritte a pennarello: messaggi d’amore evidentemente rivolti a lei. Il 9 maggio successivo, l’aggressione. L’uomo era entrato e a un volontario aveva detto che stava cercando la donna perché la voleva ammazzare. Immediatamente informata, lei aveva pensato bene di allontanarsi prima di essere vista, ma era stata intercettata sul portone d’ingresso e lì afferrata per i polsi (10 i giorni di prognosi dopo la visita al pronto soccorso). Dopo l’intervento da parte dei colleghi, solo l’imminente arrivo di una Volante della polizia aveva indotto il suo stalker ad andarsene. Dopo la denuncia della donna, il 18 maggio successivo era scattata la misura cautelare nei confronti del 44enne albanese: divieto di dimora in provincia di Pistoia e divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei abitualmente frequentati. Misura palesemente violata il 6 giugno seguente, quando di buon mattino Xhanaj si era ripresentato alla mensa della Caritas dicendo che voleva vedere la sua amata. Una delle volontarie aveva cercato di allontanarlo ma come tutta risposta si era presa un pugno in piena faccia (5 giorni di prognosi): sbilanciata, era finita addosso a uno degli assistiti, che era stato scaraventato a terra, sbattendo la testa sul pavimento (era stato in seguito giudicato guaribile in sette giorni dal medico del pronto soccorso). Sul posto erano accorsi i poliziotti della squadra mobile e l’uomo era finito in manette. Quello stesso giorno, il gip del tribunale aveva aggravato la precedente misura cautelare spedendolo in carcere.

Lunedì 18 marzo la sentenza da parte del giudice dell’udienza preliminare, dopo che il perito da lui nominato aveva sancito la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto e la sua capacità di partecipare al processo: con lo sconto previsto dl rito abbreviato, 2 anni di reclusione, ma senza sospensione condizionale.

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