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Pistoia, migliaia di aceri rossi rubati: quanto valgono, il giro d’affari e dove vengono portati
Da dicembre a ora almeno cinque i vivai colpiti nella Piana: «Siamo costretti a blindare tutto, o perlomeno tutto quello che è possibile chiudere, proteggere, serrare»
PISTOIA. Ancora furti nei vivai della Piana pistoiese. Migliaia di esemplari di acero rosso (almeno 4mila) rubati dall’inizio di dicembre in cinque aziende vivaistiche. Quelle che hanno deciso di denunciare, perché non tutte scelgono di farlo. In alcuni prevale la rassegnazione, in altri la rabbia, insieme alla voglia di reagire e cercare una soluzione.
Quest’ultima è la strada intrapresa dalle associazioni, con in testa il Distretto che, tramite il presidente Francesco Ferrini, si è confrontato con le forze dell’ordine per capire quali deterrenti usare contro la microcriminalità che depreda i vivai: «Stiamo preparando una mappa delle aziende dove si coltivano, o dove comunque è presente un’elevata quantità di aceri rossi, in modo che i controlli siano mirati a tutela del lavoro di quelle imprese».
È dal Natale 2022 che i vivai della Piana tra Bonelle, Masiano, Chiazzano, Bottegone, Santomato, e poi Quarrata e Agliana, sono visitati dai ladri. In genere agiscono nel tardo pomeriggio, su terreni più isolati o comunque non vicinissimi ai capannoni aziendali. Le varietà di acero rosso (soprattutto il palmatum) sono di tendenza tra i compratori di piante ornamentali da un paio d’anni. Hanno, rispetto ad altre varietà, un valore commerciale alto anche nella fase da 0 a 3 anni (da 3 a 7 euro). Nel periodo in cui vengono vendute (da 3 a 10 anni) possono raggiungere il valore di 500 euro a pianta.
Nelle festività dello scorso anno furono rubati almeno 25mila esemplari: «Non più qualcosa di fisiologico, ma un dato che ha i connotati dell’emergenza», commentò al Tirreno il presidente del Distretto.
Sembrava che questo Natale le cose fossero andate diversamente, e in effetti il numero di esemplari esportati è stato minore. Ma le razzie ci sono state, eccome. Il naturale riserbo dei vivaisti e il lavoro sotto traccia con le forze dell’ordine aveva fatto decidere di non comunicare niente, ma le voci sono iniziate a circolare nel settore e poi anche all’esterno.
Perché sotto Natale? La risposta era già stata data lo scorso anno. O perlomeno ipotizzata. Nell’ambiente si ritiene che le piante vengano portate da addetti del settore che conoscono bene i terreni dove vengono coltivate, in Albania, dove vengono fatte crescere fino all’età adulta e poi vendute in loco o rivendute in altri Paesi. «Sappiamo che diverse aziende turche che prima avevano rapporti con noi – afferma il presidente dell’Associazione vivaisti, Alessandro Michelucci – ora comprano direttamente là, così alcune ditte tedesche. Servono – è il commento di Michelucci – indubbiamente più controlli. Siamo costretti a blindare tutto, o perlomeno tutto quello che è possibile chiudere, proteggere, serrare».
«Sicuramente pensiamo a telecamere sulle viabilità principali e intorno ai vivai, laddove è possibile. Il danno – aggiunge Ferrini – non è solo il furto in sè. Viene a mancare una produzione e il cliente si rivolge ad altri vivaisti, anche in aree estere».
«L’acero – sostiene Michelucci – lo ruba una persona che poi lo ricommercia, e per questo è fondamentale la tracciabilità delle piante. Se tu hai degli aceri piantati nel campo o hai la serra dove li hai cresciuti o la fattura di acquisto, non puoi vendere la pianta senza essere passato dalla produzione o dall’acquisto».
A Marco Bessi, vivaista di Chiazzano, lo scorso anno provarono a portare via degli aceri già grandi: «Quelle piccole – spiega – basta sbarbarle, sono di facile estirpazione, come diciamo in gergo. Nel mio caso erano piante già grandicelle, hanno fatto la zolla di terra a tre o quattro e poi hanno desistito. Credo che il cane del vicino li abbia spaventati».
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