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Il centro di Pistoia costellato di chiusure: dall’abbigliamento alla ristorazione, chi abbassa la saracinesca (con polemica)

Una veduta del centro
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Una veduta del centro

Dopo Max Mara a fine mese abbasserà la saracinesca lo storico negozio Corium, lo sfogo del titolare Andrea Chiti. Anche la ristorazione accusa perdite

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PISTOIA. Fuggi fuggi di attività commerciali dal centro storico di Pistoia. A gettare la spugna sono non solo attività legate alla ristorazione ma anche storici negozi di abbigliamento e accessori, legati al territorio da un rapporto ultratrentennale.

Dopo le chiusura annunciata di Max Mara, presente a Pistoia dal 1989, alza bandiera bianca anche Corium, storico negozio di pelletteria e accessori moda uomo-donna presente a Pistoia da 35 anni. Nel bel punto vendita di via della Madonna 27 è rimasta ormai pochissima merce perché, come spiega il titolare Andrea Chiti: «Avevo preso da tempo la decisione di abbassare per sempre il rotolante e per questo avevo già promosso da tempo una svendita dei nostri prodotti. Con questo negozio mi sono tolto tantissime soddisfazioni ma, purtroppo, esco dalla scena con l'amaro in bocca. Non tanto per la chiusura della mia attività quanto per i motivi che mi hanno indotto a chiudere».

A questo punto Andrea Chiti è un fiume in piena, andando a toccare con la sua disamina tutti i nervi scoperti di un sistema commerciale urbano che, alla prova dei fatti, sta facendo acqua da tutte le parti. Così, infatti dice Andrea Chiti: «Io chiuderò il mio negozio il 31 gennaio lasciando il centro storico di Pistoia in condizioni preoccupanti. La città infatti non offre eventi o attrattive turistiche degne di questo nome. Lo stesso luglio pistoiese si basa ormai su un evento, il Pistoia Blues, che non è più appetibile come un tempo perché ha perso la sua originalità. Tutte le altre iniziative volte ad attirare turisti non ottengono mai il successo sperato e, se a questo si va a sommare la presenza di ben due mercati settimanali che il mercoledì e il sabato occupano totalmente il centro, ecco che il commercio in sede è costretto ad arrancare sempre più».

Questa peculiarità tutta pistoiese viene aspramente criticata da Andrea Chiti che, senza troppi giri di parole, afferma: «Solo a Pistoia ci sono due mercati settimanali. In nessuna altra città è così. Tutto il centro risente di questa situazione e gli effetti sul commercio al dettaglio iniziano a farsi deleteri».

Ma quali sono le ricette che l'ormai ex commerciante propone a chi amministra la città per risollevare le sorti del commercio: «Pistoia deve riuscire a intercettare flussi turistici di qualità e deve farlo rendendosi appetibile. La nostra città ormai sta attraversando una fase di declino da cui purtroppo non si vede via d'uscita. Il grandissimo numero di chiusure è un segnale allarmante che mi auguro sia tenuto in debita considerazione dagli amministratori».

Se quindi sul fronte dell'abbigliamento e degli accessori le cose vanno male, anche peggio sembrano andare le cose sul fronte della ristorazione le cose sembrano andare anche peggio. Sono infatti prossimi alla chiusura locali alla moda come lo Stilnovo in via Del Duca, il Loco Comodo in piazzetta dell'Ortaggio e la trattoria tipica Bono di Nulla di Nicola Giuntini. Se quindi anni addietro, le piccole trattorie e i bistrot spuntavano come funghi facendo gridare al riscatto un centro storico a lungo trascurato dagli stessi pistoiesi, adesso la loro moria può provocare una pericolosa involuzione in una città che aveva fatto della movida giovanile uno dei suoi punti caratterizzanti.

Così Nicola Giuntini indica quelle che possono essere le cause di questa situazione: «In un periodo di difficile congiuntura economica, i pistoiesi tendono a tirare i remi in barca in attesa di tempi migliori. Questa peculiarità toglie linfa vitale alle attività legate alla ristorazione alla somministrazione. Se a questo poi sommiamo la mancanza cronica di parcheggi, ecco crearsi una miscela di elementi che rende il centro storico di Pistoia decisamente poco appetibile».

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