Gioco
Omicidio Cini, le frasi che incastrano Maiorino: «Ho perso il capo, gli ho dato foco». E in auto interpretava il giudice
Intanto gli avvocati annunciano il ricorso contro la custodia in carcere
AGLIANA. Il presunto assassino di Alessio Cini si trova in carcere ormai da sei giorni, ma il lavoro d’indagine non si è mai arrestato. In particolare gli inquirenti stanno proseguendo nella trascrizione delle intercettazioni ambientali, di quelle registrazioni effettuate grazie alla microspia piazzata dai carabinieri nell’auto del sospettato e che costituiscono il più pesante elemento di prova in mano alla procura. E di giorno in giorno sta crescendo il numero delle frasi che incastrerebbero il 58enne artigiano di Agliana.
Frasi pronunciate nel corso di quei monologhi a metà fra una confessione fatta a se stesso e, quando Daniele Maiorino aveva intuito di essere nel mirino degli investigatori, una prova generale a due voci in vista di un eventuale interrogatorio, con tanto di cambio di intonazione tra le ipotetiche domande che il giudice gli avrebbe potuto porre e le risposte che lui gli avrebbe dato: “L’ho ammazzato, proprio una fine di m...”; “Il sangue che veniva fuori, ho commesso un omicidio”; “L’ho preso a calci, gli ho rotto lo sterno, il costato, l’ho troncato...”; “Ho perso il capo... gli ho dato foco”...
Fatto sta che ieri mattina Daniele Maiorino ha avuto in carcere un nuovo colloquio con i propri avvocato difensori, Katia Dottore Giachino e Fulvia Lippi, in vista dell’istanza di riesame che verrà presentata dai legali il prima possibile per chiedere la mitigazione della misura della custodia cautelare in carcere disposta lunedì pomeriggio dal gip del tribunale di Pistoia, che ha accolto la richiesta del pm titolare dell’inchiesta, Leonardo De Gaudio.
Come già chiesto nel corso dell’udienza di convalida, l’obiettivo è quello di ottenere per Maiorino gli arresti domiciliari in casa dei genitori, a Prato, prestando anche il consenso all’applicazione del braccialetto elettronico. Misura che, secondo i legali, garantirebbe ugualmente l’esigenza di scongiurare il rischio di reiterazione del reato e di pericolo di fuga che sono alla base del provvedimento del giudice delle indagini preliminari.
Intanto, proprio perché le indagini stanno proseguendo, la procura non ha ancora dato il nulla osta per il funerale della vittima. La salma di Alessio Cini si trova ancora all’obitorio dell’ospedale San Jacopo. Una cautela in vista di eventuali ulteriori accertamenti da parte del medico legale che ha eseguito l’autopsia e che dovrà depositare la propria consulenza tecnica sulle cause e sulla dinamica della morte, ma anche una garanzia per l’indagato, in quanto, quando venne eseguito l’esame autoptico, il giorno successivo all’omicidio, non era ovviamente presente alcun consulente di parte in quanto il fascicolo aperto in procura era ancora contro ignoti. Solo successivamente gli investigatori del nucleo operativo della compagnia hanno focalizzato la loro attenzione sul cognato della vittima.
Tornando alle intercettazioni, proprio le ultime ad essere trascritte, il giorno precedente all’udienza di convalida del fermo, farebbero pensare che non si è trattato di un omicidio premeditato ma di un atto di violenza maturato nell’ambito di una lite avvenuta quella tragica mattina dell’8 gennaio tra Daniele Maiorino e il cognato. “Mi ha detto vattene via, delle cose che mi ha fatto incazzare... Non ti avvicinare neanche al cane” diceva fra se e se nell’auto, il 12 gennaio successivo, il presunto assassino. Frasi che inducono gli inquirenti a ipotizzare che Maiorino abbia colpito alla testa il cognato con una spranga al culmine di un litigio avvenuto davanti alla loro abitazione di via Ponte dei Baldi 56, alla Ferruccia, per poi, quando era a terra, prenderlo a calci sul torace e dargli fuoco con la benzina quando era ancora vivo.
Particolare, quest’ultimo, che, anche in assenza dell’aggravante della premeditazione, in un eventuale processo porterebbe comunque alla contestazione dell’aggravante della crudeltà e, di conseguenza, in caso di condanna, alla pena dell’ergastolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
