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Omicidio di Alessio Cini, fermato il cognato: decisive le intercettazioni ambientali – Video


	A sinistra Alessio Cini, a destra Daniele Maiorino
A sinistra Alessio Cini, a destra Daniele Maiorino

Svolta nel delitto dell’operaio di 57 anni trovato carbonizzato lo scorso 8 gennaio: ecco come i carabinieri sono arrivati al presunto assassino e il movente

19 gennaio 2024
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AGLIANA. Svolta nell’omicidio di Alessio Cini, l’operaio trovato morto carbonizzato lo scorso 8 gennaio. La procura di Pistoia ha eseguito un decreto di fermo emesso nei confronti di Daniele Maiorino, 58 anni di Prato, cognato di Cini. Decisive le intercettazioni ambientali nell’auto di Maiorino.

L’accusa

Maiorino è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela con la vittima e dall'aver agito con sevizie e crudeltà. Il decreto di fermo in carcere è stato eseguito dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Pistoia, che fin da subito hanno condotto le indagini dirette dal procuratore capo Coletta con il pubblico ministero Leonardo De Gaudio.

Come è stato ucciso

Secondo gli inquirenti Maiorino avrebbe ucciso il cognato colpendolo con una spranga alla testa e con più colpi al torace. Quando Cini, in gravissime condizioni ma ancora vivo, era esanime a terra, ha dato fuoco al corpo. Era stato un vicino di casa, attorno alle 6.30, l'8 gennaio scorso, a dare l'allarme al 112: aveva visto del fumo e del fuoco e aveva pensato a un incendio. Poco dopo, invece, i vigili del fuoco avevano trovato il corpo dell’operaio semi carbonizzato.

Filmati e intercettazioni

L’omicidio è avvenuto nel piazzale di accesso all’abitazione della vittima, tra le 5,52 e le 5,59. Determinanti, ai fini delle indagini, i filmati delle videocamere in zona ma soprattutto le intercettazioni ambientali nell’auto di Maiorino. Parlando tra sé e sé in macchina, il cognato di Cini avrebbe ricostruito l’aggressione alla vittima, il modo in cui l’aveva compiuta, l’immagine del sangue e il momento in cui ha dato fuoco al corpo.

Il movente

Probabile movente, secondo la procura, una situazione reddituale difficile per l’indagato, e un beneficio che riteneva di poter ricavare da un’aspettativa ereditaria in caso di morte del cognato.  

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