Il Tirreno

Pistoia

Le indagini

Omicidio di Alessio Cini, nel mirino degli investigatori rimane un unico sospettato

di Massimo Donati
Nelle foto in alto i carabinieri al lavoro sul luogo del delitto (foto Nucci) e Alessio Cini
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Nelle foto in alto i carabinieri al lavoro sul luogo del delitto (foto Nucci) e Alessio Cini

Dai filmati delle telecamere in zona elementi utili alle indagini

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AGLIANA. Il lavoro incessante degli inquirenti ha dato i suoi frutti. Compresa l’analisi dei video registrati dalle telecamere installate nelle vicinanze del luogo del delitto. Che pare abbiano immortalato particolari essenziali per le indagini. Insomma, se non le ore, l’assassino di Alessio Cini avrebbe i giorni contati. Le prove raccolte hanno infatti portato gli investigatori del comando provinciale dei carabinieri – guidati dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio, titolare dell’inchiesta – a focalizzare la propria attenzione su un’unica persona tra quelle inizialmente inserite nell’elenco dei sospettati, e nei suoi confronti sarebbero arrivate le attese conferme alle ipotesi formulate. Ovviamente, il riserbo a palazzo di giustizia e negli uffici di viale Italia dell’Arma è massimo, ma l’ottimismo è percepibile.

Quale dei tanti indizi raccolti a partire da lunedì mattina abbia indirizzato gli inquirenti a seguire questa determinata pista non è possibile saperlo.

Bocche cucite anche sull’arma del delitto, se sia stata o meno recuperata e analizzata. Da quanto è emerso dall’autopsia condotta sul 57enne operaio di Agliana, si dovrebbe trattare di una spranga visti i danni cerebrali causati dall’unico colpo inferto alla testa dall’assassino.

E poi – oltre ai video – ci sono i vestiti sequestrati nella villetta trifamiliare in cui, al primo piano, la vittima viveva insieme alla figlia: a piano terra, il cognato con la sorella della ex moglie e, nell’appartamento attiguo, il vicino che, alle 6,32 dell’8 gennaio, avrebbe dato l’allarme al 112 con una telefonata, dopo aver scorto il corpo in fiamme di Alessio Cini riverso sul selciato della corte.


Passato sotto la lente d’ingrandimento anche il furgone dell’operaio, subito portato nei sotterranei del comando provinciale per essere esaminato dai carabinieri della sezione scientifica del nucleo investigativo. Così come il cellulare della vittima, nel tentativo di ricostruire i suoi spostamenti visto che, poco prima del delitto, proprio al volante del furgone si sarebbe allontanata da casa per poi farvi ritorno dopo un breve lasso di tempo.

Non è chiaro se prima o dopo che dall’interno dell’abitazione un vicino ha sentito provenire la voce di qualcuno intento a litigare con la vittima.

Tanti elementi, insomma, che però in questi giorni hanno portato verso un’unica pista. Verso quella persona che, secondo gli inquirenti, sei giorni fa, nella corte della villetta di via Ponte dei Baldi 56, a pochi passi dall’argine della Brana, avrebbe aggredito alle spalle Alessio Cini, colpendolo alla testa e poi infierendo su di lui mentre si trovava a terra in fin di vita, spezzandogli diverse costole. Per poi cospargerlo di liquido infiammabile e dargli fuoco, quasi certamente per cancellare le tracce eventualmente lasciate. Oppure nell’ingenuo tentativo di far passare il delitto come suicidio: ipotesi fin da subito ritenuta non credibile vista l’assenza accanto al cadavere di un accendino e di una tanica o di un altro contenitore con i residui del combustibile utilizzato.

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