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Addio a Romano Tamburini, anima della “Banchina” di Maresca: se n’è andato due giorni dopo la moglie Anna
San Marcello, ex operaio della Smi e tagliatore di tronchi era stato per mezzo secolo socio della Cassa rurale e artigiana. Aveva 93 anni
SAN MARCELLO. Un esempio di correttezza, modestia, lungimiranza e semplicità. Romano Tamburini è morto ieri, all’età di 93 anni, due giorni dopo la scomparsa dell’amata moglie, Anna Ferrari. Il funerale sarà celebrato lunedì, alle 15, nella “sua” chiesa di Maresca.
Metalmeccanico in pensione, aveva lavorato come operaio alla Società metallurgica italiana (Smi) di Campo Tizzoro, dopo essere stato uno “squadratore” di tronchi con l’ascia nella foresta del Teso di Maresca. Socio della Cassa rurale e artigiana per cinquan’anni anni e per altrettanti consigliere, per tale aspetto si potrebbe definire un figlio d’arte, in quanto suo padre Lorenzo figura, nel 1919, fra i fondatori della cosiddetta “Banchina” (oggi Banca Alta Toscana) di Maresca, e ne è stato presidente per 27 anni, succeduto al primo presidente, Fortunato Bizzarri.
Romano Tamburini aveva un carattere aperto, sincero e spontaneo, che lo portava a stare con allegria insieme agli amici. Era un amante della natura e non gli dispiaceva partecipare a feste paesane ed eventi attinenti la vita sociale. Sapeva anche curare le iniziative che riguardavano lo sviluppo del suo paese, ma anche dell’intera Montagna pistoiese. Ciò che una volta raccontò di suo padre, che stimava e ammirava, va ricordato, perché oltre a far capire quale fosse la vita in altri tempi, dà una chiave di lettura del carattere e delle qualità di Romano.
«Mio padre – raccontava – lavorava in fabbrica, alla Smi di Campo Tizzoro, in qualità d’operaio metallurgico. Il tempo libero dopo il lavoro lo trascorreva in banca. Allora la sede era in una stanza della canonica di Maresca, proprio di fronte alla “bedola” (una pianta di betulla, come i marescani usano chiamarla). Mio padre compilava grossi libri pieni di numeri, forse il “mastro”, che custodiva gelosamente e molto riservatamente. Quando, per ragioni di salute, non poteva recarsi in banca a lavorare, portava i libri contabili a casa. Ricordo benissimo che diverse volte gli abbiamo portato da mangiare in banca. Mio padre s’impegnava nel lavoro di contabile senza alcun compenso. Era un volontario».
Un episodio che aiuta a comprendere chi era Romano Tamburini è quello in occasione dell’elezione del Presidente della banca. L’assemblea dei soci si era riunita nel maggio del 1999 per rinnovare le cariche sociali. Romano Tamburini fu il consigliere più votato e come tale aveva il pieno diritto di aspirare alla carica di presidente, che infatti il consiglio d’amministrazione gli propose. Lui, con molta eleganza e altrettanta sicurezza, e stupendo i presenti, rifiutò, dicendo che in quel consiglio vi erano persone che potevano ricoprire quel ruolo meglio di lui nell’interesse dalla banca: pose l’interesse sociale davanti a tutto.
Un altro significativo comportamento fu quello tenuto in occasione della celebrazione dei cento anni dalla fondazione della “Banchina”, ricorrenza che lui volle con tutte le sue forze fosse festeggiata. A Maresca fu allestita una mostra sulla storia della banca, e in chiesa, dopo la santa messa, furono pronunciati discorsi rievocativi, fra i quali quello di Romano Tamburini, tutto improntato a sottolineare il valore sociale della banca, appartenente al credito cooperativo, fondato su criteri di solidarietà che a lui stavano molto a cuore.
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