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Agliana, una famiglia ostaggio degli allagamenti: «La nostra casa sopra un fosso tombato»
La richiesta di aiuto alle istituzioni per i continui danneggiamenti. In cinque anni per tre volte la famiglia ha dovuto lasciare l’abitazione
AGLIANA. La scoperta, amara, l’hanno fatta dopo il 2 novembre scorso. La famiglia Esposito ha acquistato una casa costruita sopra un fosso tombato. E continuamente, non solo nel frangente dell’ultima alluvione, si trovano a dover fare i conti con l’acqua in casa.
A raccontare questa grave criticità è Giacomo Esposito, proprietario dell’immobile dal 2017 in via Galcigliana, zona Spedalino. L’edificio è situato accanto a un invaso di recente costruzione.
«Ho due bambini piccoli e mia moglie sta aspettando il terzo – racconta – abbiamo provato più volte a chiedere aiuto a chi di dovere, sindaco, genio civile, protezione civile ma senza esiti. Con l’ultima alluvione, quando abbiamo avuto 50 centimetri di acqua in casa, abbiamo scoperto di avere un “fosso tombato”, il Settola, che scorre sotto casa e che si alza di livello tutte le volte che piove provocando infiltrazioni dal pavimento. Nessuno ci aveva avvisato di tale situazione, anche durante l’acquisto e la ristrutturazione. Tale problematica doveva risultare sulla documentazione catastale in quanto c’è stata la tombatura di un fiume».
E prosegue: «Ci hanno evacuato e non ci hanno offerto nemmeno un hotel in cui dormire. Per fortuna i miei genitori ci hanno ospitato, stiamo dormendo in sei in una casa di sessanta metri quadrati utilizzando anche un divano per sistemare tutta la famiglia».
Una condizione di disagio che però sta andando avanti: a distanza di un mese e mezzo «siamo ancora fuori casa in quanto la casa non è salutare per una donna incinta e per due bambini piccoli. C’è umidità e muffa».
Ma le criticità non accennano a diminuire: «Abbiamo avuto un paio di incontri con Comune e Regione in cui ci hanno comunicato che dobbiamo abituarci “a vivere come a Venezia”, e che dobbiamo vendere la casa». È stato fatto anche un sopralluogo con il Consorzio Ombrone «ma non sono state trovate soluzioni fattibili».
In cinque anni per tre volte la famiglia ha dovuto lasciare la casa per l’allagamento della casa.
Esposito va avanti: «Ho un mutuo da 180. 000 euro ancora da pagare, presto avrò tre figli e nessun aiuto da parte delle istituzioni. Probabilmente l’intervento della tombatura del fiume non è stato fatto in maniera corretta e adesso tutti se ne lavano le mani».
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