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Pistoia

Il caso

Pistoia, perseguita e rende sua succube la fidanzata 15enne: in carcere

di Massimo Donati
Pistoia, perseguita e rende sua succube la fidanzata 15enne: in carcere

Dopo le denunce della madre, la misura cautelare: tra i reati contestati al giovane anche la sottrazione di minore aggravata dai fini di libidine

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PISTOIA. Approfittando dell’amore che nutriva per lui, aveva reso la fidanzatina sua succube. Una relazione malata, iniziata quando lei non era ancora quattordicenne, costellata di minacce e violenze psicologiche e fisiche, che avevano portato la ragazzina a escludere dalla propria vita famiglia e amici. E a mettere in secondo piano anche i propri gravi problemi di salute.

È con l’accusa di atti persecutori aggravati e anche di minaccia e violenza a pubblico ufficiale che, la scorsa settimana, per il fidanzato violento si sono aperte le porte del carcere. Per tali reati, i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip del tribunale di Pistoia nei confronti del giovane, che, difeso ora dall’avvocato Giulia Giangregorio, è anche indagato per i reati di sottrazione di minore, lesioni personali aggravate e minaccia.

L’indagine che ha portato al provvedimento nasce dalle ripetute richieste di aiuto ai carabinieri da parte della madre della ragazzina. Sempre più preoccupata dello stato di sudditanza in cui versava la figlia. Nelle querele presentate tra l’agosto e l’ottobre scorsi, la donna ha spiegato come da quando aveva iniziato la relazione con quel giovane, a suo dire notoriamente violento, la figlia avesse iniziato a tornare a casa spesso con addosso lividi e segni di morsi, e avesse cominciato anche a fumare hashish, che era oltretutto costretta ad andare a comprare per suo conto. Spiando i messaggi whatsapp della figlia, aveva trovato inoltre tutta una serie di offese e di minacce da parte del fidanzato, tutte volte a costringerla a fare solo quello che voleva lui, impedendole di uscire con le amiche. E anche a farle passare la notte a casa sua nonostante l’opposizione dei genitori. Nei messaggi, anche i ricatti di natura sessuale, per obbligarla ad assecondare i suoi desideri minacciandola di troncare la loro relazione.

Le accuse di minaccia e violenza a pubblico ufficiale sono relative a ciò che era avvenuto la notte del 30 agosto scorso, quando i carabinieri del Norm erano intervenuti nell’appartamento del giovane dopo la richiesta di aiuto della donna al 112: la figlia quindicenne era là dentro, obbligata dal fidanzato, e non voleva tornare a casa. Fatto sta che i militari, dopo essere riusciti a farsi aprire la porta, erano stati accolti con offese e minacce dal 21enne, e anche dal padre di lui . Il ragazzo inoltre, quando i carabinieri avevano sfondato la porta dopo essere stati chiusi nuovamente fuori, gli aveva aizzato contro il suo pitbull.

Un secondo reato di lesioni viene contestato al 21enne per aver preso a pugni un compagno di scuola della fidanzatina che aveva “osato” parlare con lei.

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