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La rabbia

Alluvione a Montale, l’appello degli imprenditori: «Siamo abbandonati a noi stessi»

di Tiziana Gori
Sassi e detriti nella zona industriale (visibile dal drone nella foto di Nucci)
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Sassi e detriti nella zona industriale (visibile dal drone nella foto di Nucci)

Ancora chiuse le aziende della zona industriale. Il sindaco: «Da individuare i siti dove stoccare i detriti dell’Agna, poi Alia passerà a ritirare i rifiuti speciali»

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MONTALE. «Abbiamo contattato un’azienda privata per fare pulizia all’interno del capannone – dice Silvano Verniani, titolare della tessitura Sima Sas di via Guido Rossa – ma c’è tanta roba da buttare: pezze, filati, computer, archivi». Tutto rovinato dal fiume di acqua e fango esondato dall’Agna, insieme ai detriti del torrente che per due volte, giovedì e sabato sera, ha rotto l’argine inondando Stazione e il cuore della zona industriale montalese.

A distanza di dieci giorni, le 25 aziende situate tra via Croce rossa, via Guido Rossa, via Tobagi, via Topazi, non hanno ripreso a lavorare. Si parla di 500 persone, molte delle quali rischiano di perdere ordini o anche il lavoro.

L’argine dell’Agna è stato messo in (provvisoria) sicurezza in quattro giorni ma le ditte tessili, meccaniche, le tintorie, sono bloccate: le strade devono essere ripulite dai sassi e dal fango, i rifiuti industriali devono essere portati via. «Siamo riusciti – racconta Verniani – a entrare dentro il capannone e a pulirne una parte, portando all’esterno quello che, non è più utilizzabile. Ma nessuno passa a ritirarlo».

Non era nemmeno possibile fino a ora. L’ordinanza della Regione che consente di definire i rifiuti speciali come “alluvionati commissariati”, è stata emessa venerdì. In pratica, i rifiuti speciali che sono intrisi dei fanghi portati dall’inondazione, possono essere raccolti da Alia anche nei capannoni delle imprese, e poi fatturati al commissario per l’emergenza alluvionale (Giani, cioè la Regione).

«Ma prima – spiega Ferdinando Betti, sindaco di Montale – vanno tolti quasi 30mila metri cubi di detriti che circondano la zona industriale». Questa è la prima operazione, propedeutica alla rimozione dei rifiuti speciali da parte di Alia». Che potrà iniziare solo dopo che le strade e le aziende saranno liberate da sassi e fango. «Deve essere individuata – spiega Betti – un’area di stoccaggio per i detriti dell’Agna». Sono allo studio con la Regione alcuni siti, ma il sindaco non si sbilancia sulle località: «Confido che a inizio settimana partirà la rimozione dei detriti», assicura Betti. Che poi aggiunge: «Non lasciamo solo nessuno. Voglio garantire alle imprese che non è intenzione delle istituzioni lasciare qualcuno indietro. L’accesso alle strade del comparto consortile è pieno di sassi e ciottoli. Abbiamo chiesto alle aziende di ammassare all’interno degli stabilimenti i rifiuti da buttare. Se non hanno la possibilità di lasciarli dentro devono portarli nei piazzali, e “nastrarli”, identificarli con delle fettucce. Una volta liberata l’area dai detriti Alia passerà a ritirare i rifiuti speciali».

Venerdì sera gli imprenditori hanno lanciato un appello sui social: «La zona industriale – scrivono – è abbandonata a se stessa. Gli immobili sono pieni di detriti e fango. La strada principale è completamente inagibile. Ci sono due ruspe, ma ferme, parcheggiate in quello che una volta era il resede di un’azienda. Ne servirebbero di più per rinforzare un’argine che presenta ancora criticità».

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