Gioco
Alluvione in Toscana, marito e moglie travolti dalla piena. Il parroco al funerale: «Siamo corresponsabili del lutto»
L’ultimo saluto alle vittime di Lamporecchio: «Questa tragedia ci obbliga a una profonda riflessione»
MONSUMMANO. C’era un bambino appena nato sulle braccia del padre che non fiatava. Perché le parole di don Francesco Gaddini sono risuonate come un pugno in faccia nel rimbombo di una chiesa in assoluto silenzio. «In questo lutto ci dobbiamo sentire tutti un po’ corresponsabili», la forte espressione nell’omelia del parroco di San Massimiliano Maria Kolbe, a Cintolese.
Sotto l’altare, 40 anni dopo ancora insieme ma nella morte, le bare di Teresa Perone, 65 anni, e Antonino Madonia, 70, spazzati via e uccisi dall’ondata di piena di giovedì scorso, quando intorno alle 22 si trovavano a bordo della loro auto su un ponticino in pietra nelle campagne tra Lamporecchio e Vinci. Stavano tornando a casa dopo essere stati a cena dalla figlia Isabella, che abita a Ponte Buggianese. La furia delle acque li ha travolti, i loro corpi sono po stati rinvenuti l’indomani, la mattina Antonino, nel pomeriggio Teresa. L’auto a tre chilometri di distanza, già a Vinci.
I loro nomi don Francesco li ripete in continuazione. Le due vittime che la Valdinievole piange per l’alluvione devono essere un monito per tutti noi. L’acqua, la natura, non possiamo vincere. «La natura ferita si è ribellata contro di noi e ci ha spazzato via – ha proseguito il parroco – questa tragedia ci obbliga a una profonda riflessione. Non possiamo dominare la natura, non ce lo permette. Questa natura geme e soffre con noi, se non la dominiamo. Altrimenti si ribella. Antonino e Teresa si sono presentati insieme davanti all’altare e oggi sono qui, ancora insieme, perché il loro amore non muore. Il Signore ci conduca in una terra nuova, dove non ci saranno più tormento, lutto e morte».
Ad ascoltarlo i figli della coppia, Isabella e Alessio, il genero, la nuora, i nipoti Giulia, Andrea, Matteo e Serena. Nel loro strazio, nel loro immenso dolore. Per due persone strappate alla vita sotto un violento nubifragio. Darsi una spiegazione non sarà facile, non è possibile. Ma don Francesco ha parlato anche ai sindaci di Monsummano, Lamporecchio e Vinci, presenti con la fascia tricolore. Ai rappresentanti delle forze dell’ordine e alla prefetta di Pistoia, Licia Donatella Messina. Le istituzioni hanno portato il loro conforto, c’erano per rimediare.
Perché la vicenda di Antonino e Teresa, uccisi dall’ondata di piena, non si concluderà qui. La procura ha aperto un’inchiesta, vuole vederci chiaro se il ponticino in pietra sul fosso di Greppiano, in via Podere Videtto, era davvero sicuro e percorribile, se fosse stata fatta una corretta manutenzione nel tempo. Il ponticino si è spezzato, è crollato portandosi dietro due vite. «Indagheremo sulle cause del crollo del ponte per verificare se c'era qualche manutenzione da fare che non è stata fatta o se sia stata la forza della natura a buttarlo giù», ha detto il procuratore capo Tommaso Coletta. Anche la famiglia starebbe pensando alla richiesta di un risarcimento danni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
