Il Tirreno

Pistoia

La testimonianza

Alluvione, la giovane coppia: «Il futuro che stavamo creando è andato distrutto in poche ore»

di Tiziana Gori
Il divano danneggia dalla furia dell'acqua nella casa dei giovani Simone Marseglia e Giada Lanigra
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Il divano danneggia dalla furia dell'acqua nella casa dei giovani Simone Marseglia e Giada Lanigra

Quarrata, il racconto di Simone: nell’alluvione persi i mobili della nuova casa

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QUARRATA. «Abbiamo perso i mobili con cui stavamo arredando la casa. E nei tre giorni in cui ho dato una mano a pulire in centro mi sono reso conto di quante persone abbiano perso tutto. Sarebbe importante, è la proposta che faccio, tenere memoria di quanto accaduto con una raccolta di testimonianze e foto da ospitare nella nostra biblioteca». Una volta che anche la biblioteca Michelucci sarà restituita alla collettività.

Simone Marseglia è un giovane di 23 anni. Quando gli chiedi qual è la sua professione risponde “fattore”. Si occupa di un’azienda agricola non lontano dalla Selva Bassa. Lui e la fidanzata, Giada Lanigra, stavano arredando una casa che è stata travolta dalla piena. Il racconto che lascia di quei momenti è emblematico: la sorpresa, il tentativo di salvare le proprie cose, la presa di coscienza che è necessario mettersi in salvo, la paura. E poi il rifugio da persone amiche, in questo caso il padre della sua ragazza.

«Giovedì – racconta Simone – ero tornato a casa perché, piovendo, non potevo lavorare. Poco prima delle sei Giada mi ha scritto che un vecchio divano nel garage della nostra futura casa era da buttare: il garage iniziava ad allagarsi e suo nonno si era precipitato lì. Paolo (il nonno della mia ragazza), ha iniziato a sigillare le porte con delle colle da muratore per non far filtrare l’acqua all’interno della taverna, dove si trovavano le batterie d’accumulo dei pannelli solari, la caldaia e la pompa di calore».

Ma la situazione è precipitata: «Alle sei e mezza Claudio, il l padre della mia ragazza ha raggiunto Paolo. Anch’io mi sono diretto là. Per strada c’erano già 30 centimetri d’acqua, ma non pensavo potesse peggiorare». Appena arrivato nella futura casa si rende invece conto che nella taverna l’acqua fuoriusciva dalle porte: «Abbiamo staccato tutti gli interruttori e chiamato un amico elettricista». Che non è mai arrivato a causa dell’alluvione.

«Non sapevamo cosa fare, l’acqua stava raggiungendo le batterie molto velocemente… L’operatore della protezione civile ha risposto alla nostra chiamata solo alle 19,27 ma quando stavo per comunicargli la via un fulmine ha interrotto la chiamata».

La necessità aguzza l’ingegno. Simone ha telefonato al fratello, che ha un’autopompa: «Ma non è mai riuscito a raggiungerci per il maltempo».

Nel frattempo la situazione stava precipitando: «Erano le 21 e noi eravamo intrappolati in quella casa senza nessun aiuto. A un certo punto abbiamo sentito un boato. La porta del garage si era smurata, l’acqua stava entrando dentro a gran velocità». Subito dopo altri tre boati, in sequenza: «Erano le batterie che esplodevano, e all’improvviso non c’era più la casa da salvare ma la nostra vita».

«Ci siamo incamminati per strada – prosegue Simone – cercando di arrivare alla casa di Paolo lì vicino ma la strada era ormai diventata un fiume. C’era odore di gas, un muro era venuto giù ma noi ormai dovevamo passare».

Appena entrati in strada Marseglia è stato scaraventato su una macchina dalla forza dell’acqua: «Abbiamo capito che dovevamo tornare indietro. In quel momento ho sentito un grido dal primo piano di un’abitazione. Era un mio amico, che ci aveva visto e ci ha ospitati».

Simone e Giada hanno fatto un tentativo di tornare a casa, alle 22, una volta che il livello dell’acqua sulle strade è sceso, ma a Montemagno sono “incappati” nella frana ha inghiottito parte di un’abitazione: «Ammutoliti dalla paura siamo tornati indietro, al riparo da tutto, a casa di Paolo».

Il giorno dopo, passata la grande paura, è stato il momento delle lacrime e degli abbracci, con i parenti, con gli amici. «Tutto ciò che i miei suoceri stavano costruendo con tanto sacrificio per il nostro futuro era stato distrutto in poco meno di tre ore». Nei giorni successivi all’alluvione Simone, Giada e il fratello hanno aiutato molte famiglie in difficoltà: «Siamo entrati nelle loro vite mentre con loro ripulivamo i danni dell’alluvione. Abbiamo trovato ricordi distrutti ma anche capito che ci aspetta un nuovo inizio. Non dobbiamo abbatterci».


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