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Alluvione nel Pistoiese, il presidente del Consorzio di Bonifica: «Spesi 50 milioni negli ultimi 5 anni, ho la coscienza a posto»
Secondo Marco Bottino si è trattato di un «nubifragio eccezionale»: «Casse di espansione? Tra Pistoia e Piana mancano spazi per ricavare invasi grandi e capienti»
PISTOIA. Secondo Anbi Toscana, delegazione dell’associazione nazionale dei Consorzi di bonifica, nell’ultimo quinquennio l’Unità funzionale Ombrone e provincia di Pistoia – di competenza del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno – è stata destinataria di circa 48,5 milioni di euro di investimenti tra manutenzioni ordinarie, finanziate con il contributo di bonifica, e straordinarie, con finanziamenti esterni perlopiù da parte della Regione. Una torta divisa in 20,3 milioni per sfalci e 6, 4 milioni per diradamenti selettivi, con 466 interventi incidentali per 5, 7 milioni di euro e 40 progetti portati a termine, costati 16 milioni.
Nei corsi d’acqua di Pistoia e Piana «sul fronte della manutenzione vengono spesi ogni anno 6, 5 milioni» spiega Marco Bottino, dal 2014 presidente del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno e di Anbi Toscana. Bottino include il territorio, comprese le più colpite Quarrata e Montale per la doppia rottura degli argini dello Stella e dell’Agna «le zone della Toscana con maggior numero di opere, fra casse di espansione, impianti idrovori e paratoie» anche se evidentemente non basta. Proprio alla fine di ottobre, i Comuni di Pistoia e Quarrata assieme al Consorzio hanno gettato le basi di un accordo per la realizzazione di due casse di espansione per mitigare il rischio idrogeologico dei fossi Ombroncello e Senice a tutela delle frazioni di Barba e Bottegone. Da molto tempo, ma ancora senza novità, si parla poi della cassa d’espansione sull’Ombrone nell’area ex Campo di volo.
Presidente, prevenire i danni era impensabile?
«Lo scoramento che provo è dovuto al fatto che tutto questo è avvenuto nella parte di territorio dove negli ultimi anni abbiamo investito di più, con risultati fino a giovedì soddisfacenti. Abbiamo trasformato interi territori come Pistoia e Quarrata e quindi per noi è stata una batosta, ma abbiamo la coscienza a posto e lavoriamo con assoluta serenità. Sapevamo che l’unico evento che ci poteva mettere in crisi era un qualcosa del genere, una precipitazione dalle dimensioni assolutamente eccezionali».
Si può fare di più?
«D’ora in poi non faremo nulla di più di ciò che facciamo sempre, stiamo sistemando gli argini con i teli di plastica in via provvisoria (sullo Stella, mentre dell’Agna si occupa il Genio civile, nda), poi quando la Regione ci darà i soldi faremo gli interventi necessari. All’interno del Pab (Piano annuale di bonifica) circa 125 milioni di lavori riguardano la Piana Pistoiese e Fiorentina. Parliamo del rifacimento delle arginature, della regimentazione dei fiumi, aspetti fondamentali. Adesso nel piano dovremo naturalmente inserire nuovi interventi di riparazione, poi aspetteremo l’esito dalla Regione i primi mesi del nuovo anno».
Progettare nuove casse di espansione è un’ipotesi?
«In questo senso stavamo proprio in queste settimana analizzando la situazione della Piana pistoiese, ma spazi per ricavare grandi invasi come ad esempio la cassa di Poggio a Caiano non ce ne sono. Quelle che ci sono hanno funzionato, ma ripeto stavolta l’evento è stato di proporzioni ingestibili. Tanto che la rottura degli argini dello Stella e dell’Agna non era preventivabile, se non si fossero rotti questi argini i danni sarebbero stati molti meno. Senza dimenticare che il fenomeno si è concentrato in luoghi densamente urbanizzati e industrializzati, perciò il danno fatto dall’argine che si rompe come a Montale di fronte a un’area industriale è maggiore di quello fatto in corrispondenza di un’area agricola»
Quanto incide la burocrazia nel rallentamento delle opere?
«Tanto, in certi casi troppo. Il caso più evidente riguarda la Marina a Calenzano da cui poi è scaturito l’allagamento della zona compreso il centro commerciale I Gigli. Con le opere previste e finanziate, di cui si parla da vent’anni, non sarebbero finiti sott’acqua. Nel Pistoiese quest’aspetto ha inciso meno, ma l’appello è quello di cercare di passare più rapidamente possibile dalla progettazione alla realizzazione, perché avere i soldi e perdersi nei meandri burocratici dei permessi può costare caro. Diamoci una mossa».
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