Gioco
Montale, previste nuove piogge ma da mercoledì l’argine dell’Agna sarà pronto
Il punto con il sindaco Betti: «La priorità al momento è tappare la falla sull’Agna e dopo l’emergenza servono risorse, abbiamo avuto danni per milioni di euro»
MONTALE. «La vera priorità adesso sono i lavori sull’argine dell’Agna, se non si tappa quella falla tutto il resto non serve a nulla»: il sindaco Ferdinando Betti, interpellato sul quadro attuale del dramma vissuto dal suo comune mette ordine nelle questioni da affrontare, e quella della causa del disastro è ovviamente al primo posto.
Al momento una parte dell’attenzione generale è rivolta alle previsioni meteo, per vedere a cosa si devono preparare le case e le aziende colpite dall’esondazione. E le previsioni parlano di nuove piogge di una certa intensità previste già a partire da giovedì, ma per allora quella maledetta falla dovrebbe essere tappata: «Sono stato stamani e questo pomeriggio (lunedì 6 novembre ndr) sull’Agna con i tecnici del Genio civile – prosegue il primo cittadino di Montale – e mi è stato detto che probabilmente già entro domani (martedì 7 novembre ndr) e comunque entro mercoledì 8 l’argine sarà riparato».
Almeno una notizia rassicurante, in un quadro da tregenda. Basta muoversi (e non è facile) nella parte sud-est del territorio montalese, quella compresa tra l’Agna a nord e il torrente Bure a Sud, tra la zona industriale, le case e i vivai di via Alfieri o la frazione di Stazione, per trovarsi immersi in scenari anche difficili da descrivere: davanti a ogni casa e a ogni capannone mucchi di oggetti, mobili, attrezzi, giochi, ricordi, che in un istante sono diventati spazzatura da smaltire. Porte e finestre aperte con i residenti che non si piangono addosso, ma che si danno da fare per rimuovere il fango dalle loro case, aiutati da tanti volontari. «Adesso che la tempesta è passata – riprende Betti – appare chiara la drammaticità dell’evento. È stato uno tsunami. Una massa d’acqua capace di portarsi via persino i camion e gli autotreni come se non fossero niente, con materiali che sono stati trasportai fino centinaia di metri di distanza. Intanto stiamo lavorando in tanti per ritornare a una parvenza di normalità, domani arriveranno i mezzi per portare via i materiali da rimuovere dalla zona industriale. Nelle zone residenziali, con i volontari e con Alia, si è cominciato già oggi. Cittadini e imprenditori, con grande dignità, si sono rimboccati le maniche e si sono subito dati da fare per rimediare ai danni, aiutati da tanti volontari, sono scene che di provocano una stretta al cuore. Ma la solidarietà, per quanto meravigliosa, può servire nei primi giorni. Adesso servono risorse, risorse e ancora risorse, abbiamo avuto danni per milioni e milioni di euro, e come sindaco lancio un appello in questo senso a tutti gli enti, dalla Regione al governo, a non lasciarci soli».
Anche perché quello che si sono trovati a vivere i residenti è stato un evento straordinario. A memoria d’uomo i residenti si ricordano soltanto di qualche esondazione, da sud, del torrente Bure, ma che si era tradotta in qualche centimetro di acqua. Per trovare qualcosa di paragonale all’evento di questi giorni occorre andare indietro nel tempo di quasi un secolo, nel 1929: anche allora questa fetta di Montale fu invasa dall’acqua che gli argini del torrente Agna non riuscirono a trattenere, ma quell’acqua trovò sulla sua strada un territorio ben diverso da quello attuale, fatto soprattutto di campi coltivati, con poche case e ancor meno capannoni. Questa volta invece la massa d’acqua (e l’espressione usata dal sindaco, quella di “tsunami”, rende bene l’idea del fenomeno che si è vissuto da queste parti), si è sfogata su un territorio fortemente antropizzato, cercando di farsi strada attraverso le abitazioni, i muretti e le recinzioni, rimuovendo tutto ciò che trovava sulla strada. Come i camion citrati dal sindaco, o interi pezzi di asfalto, sollevati dalla forza dell’acqua e spostati di parecchi metri nonostante il loro peso. C’è un’immagine simbolo per descrivere questo stato di cose, ed è rappresentata dal Buraccia, che non è nemmeno definibile come torrente. Si tratta di poco più di un fossato che porta le acque di scolo dalla zona della ferrovia fino al Bure, di quelli che manco è segnato sulle mappe, tanto irrilevante è la loro presenza. Ma nei giorni della bufera, alimentato dalle acque provenienti dall’Agna che hanno oltrepassato la ferrovia, quel fosso si è trasformato in un fiume, che ha cercato di farsi largo passando tra uno stabilimento tessile e un’azienda vivaistica, travolgendo tutto ciò che trovava sulla sua strada.
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