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Pistoia, botte e cinghiate alla figlia di 12 anni: mamma rinviata a giudizio

Pistoia, botte e cinghiate alla figlia di 12 anni: mamma rinviata a giudizio

Cinquantenne è imputata di maltrattamenti e lesioni aggravate. La donna è accusata anche di aver mostrato alla bambina video di torture per intimarle di non ribellarsi a lei

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PISTOIA. Bastava la seppur minima disobbedienza per scatenare la punizione. Come quando, per essersi dimenticata di studiare una materia scolastica per il giorno successivo, la bambina era stata presa a cinghiate. Mentre, in molte altre occasioni, la madre, sempre dovo aver bevuto oltre misura, l’aveva afferrata per i capelli, malmenata oppure gettata a terra e presa a calci. E se non erano violenze fisiche, erano violenze psicologiche e minacce. Come quando la donna aveva costretto la figlia, non ancora dodicenne, a guardare dei video che riproducevano torture e maltrattamenti, con la minaccia di dover subire la stessa punizione qualora si fosse ribellata alla sua autorità.

È con le imputazioni di maltrattamenti in famiglia e di lesioni personali aggravate che ieri mattina la donna – una cinquantenne residente sulla montagna pistoiese, assistita dall’avvocato Marcello Lucera – è stata rinviata a giudizio dal gip del tribunale, che ha accolto la richiesta presentata dal pm Linda Gambassi. Nel corso dell’udienza preliminare, la bambina e il padre, rappresentati dall’avvocato Enrico Marzaduri, si sono costituiti parti civili.

L’indagine dei servizi sociali che ha portato al processo è nata in seguito a un episodio avvenuto nel luglio 2021. Era stato il marito dell’imputata, nella tarda serata, a chiedere l’intervento dei carabinieri, dopo essere stato costretto a portare via di casa la figlioletta temendo che la madre potesse usare violenza su di lei per l’ennesima volta. Ai militari dell’Arma aveva raccontato che poco prima, la donna, ubriaca come sempre più spesso le accadeva negli ultimi mesi, aveva iniziato a inveire contro la bambina minacciosamente. A quel punto l’uomo aveva fatto salire in auto la piccola per portarla dai nonni, ma la madre aveva aperto la portiera e l’aveva presa a ceffoni prima che lui riuscisse a ingranare la marcia e ad allontanarsi.

Da lì, attraverso le varie testimonianze, i servizi sociali avevano ricostruito il quadro di maltrattamenti a cui la bambina veniva sottoposta e avevano chiesto l’immediato intervento della procura dei minori.

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