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Pistoia, pistola alla testa si rifiuta di aprire la cassa al bandito mascherato. La titolare: «Lo so, sono stata incosciente»
Il fatto nella sera di Halloween: «E pensare che appena è entrato gli ho detto “dolcetto o scherzetto”»
PISTOIA. Quando ha visto quel giovane con il volto coperto da una maschera che si avvicinava, ha pensato ad Halloween. Tant’è che lo ha accolto con un allegro «dolcetto o scherzetto». Ma quando si è trovata da sola con lui dentro al bar, si è vista puntare una pistola alla testa. Erano all’incirca le cinque e un quarto di martedì mattina, 31 ottobre, giorno di Halloween appunto. «A ripensarci forse sono stata incosciente, ma in quel momento gli ho detto che non gliel’avrei aperta la cassa». E Giusy Bruno non l’ha fatto. Ha iniziato a urlare e ha messo in fuga il rapinatore mascherato.
Teatro della tentata rapina, il “Bar Johnny.Lo”, che da sei anni si affaccia sulla via Bonellina, nella frazione di Bonelle. A sventarla, la madre del titolare, che ogni giorno si occupa di aprire il locale, attorno a un quarto alle cinque, e lo gestisce fino all’arrivo del figlio, Johnny Lo Cicero.
Martedì mattina, dopo aver servito un paio di clienti, la donna era davanti all’ingresso a scambiare due parole con la titolare dell’attigua edicola quando è arrivato il rapinatore: alto circa un metro e ottanta, cappuccio tirato sulla testa e, a coprirgli il volto, la maschera di Guy Fawekes, il cospiratore inglese del sedicesimo secolo il cui volto stilizzato è diventato famoso grazie ai fumetti di David Lloyd e, soprattutto, al film “V per Vendetta” di Alan Moore.
«Verso le cinque e un quarto è apparso questo ragazzo con la maschera – racconta Giusy, mentre, assieme al figlio, sta per andare in caserma dai carabinieri per consegnare le registrazioni delle telecamere – Pensavo che fosse per via di Halloween e gli ho detto “dolcetto scherzetto”. E come faccio di solito quando arriva un cliente, sono entrata dentro per servirlo. Ma lui si avvicina, mi dà uno spintone e viene dietro al banco con me. Non parla, ma mi indica con la mano che gli devo aprire la cassa. Io non la apro e lui mi punta la pistola qua, alla testa. Io in quel momento non ce l’ho fatta ad assecondarlo. Mi sono sentita di dirgli “No guarda io la cassa non te l’apro. E qui ho le telecamere”. E ho chiamato aiuto, perché fuori c’era la Luana, la proprietaria dell’edicola. Ho urlato, e lui si è avvicinato ancora per provare a intimorirmi. Non ha mai parlato e continuava solo a fare segno di aprire la cassa. Ma io ho urlato così forte che lui, forse, ha avuto paura, si è arreso ed è andato via».
Giusy si ricorda poco di quegli attimi, che però sono stati immortalati delle telecamere della videosorveglianza interna, le cui registrazioni sono adesso in mano ai carabinieri di Pistoia. Così come le impronte lasciate dal rapinatore sulla cassa.
«Continuava a cercare di aprirla e a un certo punto, spazientito, a tirato una manata sul display, lasciando l’impronta del palmo. Che poi è stata presa dai carabinieri con le loro polverine» racconta ancora la donna. Che non sa dire se quella pistola fosse vera oppure no, ma sicuramente era all’apparenza una semiautomatica nera simile a quelle in dotazione alle forze dell’ordine.
«Non so nemmeno descrivere l’abbigliamento del quell’uomo, sarà stato sul metro e ottanta, mi ricordo solo la sua maschera e le sue mani, dalla carnagione bianca – prosegue – Io all’inizio non ho sospettato niente quando è arrivato, invece a Luana, la proprietaria dell’edicola, non è piaciuto fin da subito. Per questo a un certo punto si è affacciata e ha visto proprio mentre mi puntava la pistola alla testa. Allora è corsa all’edicola a prendere il cellulare e ha chiamato il 112».
Pochi minuti, e, mentre Giusy Bruno avvertiva il figlio di quello che era successo, sul posto sono arrivati i carabinieri. Che, raccolta la testimonianza della donna, hanno effettuato immediatamente i rilievi di polizia scientifica, in particolare raccogliendo la nitida impronta lasciata dal rapinatore sul display della cassa.
Cassa al cui interno c’erano ben pochi soldi, visto che a quell’ora del mattino nel bar c’erano stati soltanto due clienti. «Certo, se analizzo bene la situazione adesso, penso di essere stata un po’ incosciente a non volere aprire la cassa – ammette Giusy ricordando il suo netto rifiuto davanti alla pistola del rapinatore mascherato – Probabilmente ora non lo rifarei. L’unica cosa di positivo è che alla fine non è successo niente. Ora è tutto in mano ai carabinieri. Se quel giovane è schedato, mi hanno detto, con quelle impronte lo troveranno subito».
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