Gioco
Pistoia, ottant’anni di amori e dolori nelle vite delle spose di guerra
A Palazzo di Giano l’evento dedicato alle unioni tra giovani donne e soldati brasiliani, trovati documenti che erano rimasti nascosti fin dagli anni Cinquanta
PISTOIA. Domani dalle 15, 30, nella Sala Maggiore del Comune, verranno rievocate le storie straordinarie delle “spose di guerra”. Si tratta di matrimoni nati da amori tra giovani donne e soldati stranieri che combattevano per la libertà dell’Italia. Le loro storie non sono morte e sepolte dopo 80 anni: si scoprono ancora particolari che raccontano lo straordinario filo rosso che lega Pistoia al Brasile. Amori sbocciati eppoi finiti, lutti e nascite, storie parallele che talvolta si sviluppano a migliaia di chilometri l’una dall’altra. La manifestazione prevede tante testimonianze e la presentazione di documenti inediti rarissimi e suggestivi. Ciò grazie a un enorme materiale documentale e fotografico che per decenni è stato gelosamente conservato nelle case di alcuni pistoiesi. L’iniziativa prende spunto dall’anniversario del 7 ottobre 1945 quando salpava da Livorno in direzione Rio de Janeiro la nave Dom Pedro II con a bordo le spose italiane dei militari brasiliani che avevano combattuto sulla Linea Gotica. Il convegno, organizzato proprio da “Linea Gotica Pistoiese” insieme al Cudir (Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane) e al Comune , scaturisce da una idea di Silvio Ribeiro, brasiliano pistoiese figlio di Silvia Clara Ulivi e Nelson Peixoto Ribeiro Filho. Silvio è nato a Rio de Janeiro nel 1948, ma è residente a Pistoia fin dagli inizi degli anni Cinquanta. Il suo padre biologico Nelson Peixoto Ribeiro Filho vive alla bella età di 102 anni a Rio de Janeiro; Silvia è invece mancata a Pistoia nel 2011. Curatori del convegno oltre Silvio, sono Alberto Bigagli e Paolo Franceschi.
La pistoiese Silvia durante la guerra conobbe a Pistoia il bel soldato brasiliano Nelson Filho. Si sposarono in una chiesa cittadina e l’unione permise alla coppia di iniziare il loro progetto d’amore a Rio de Janeiro nel 1945. Tutto sembrava andare liscio. A suggello della loro relazione coniugale il 17 febbraio 1948 nacque Silvio Jorge Ulivi Ribeiro. La coppia rimase insieme per un po’ ma, quando il bimbo aveva tre anni, Silvia, accusando dei problemi di salute, volle rientrare in Italia per curarsi. «Portò con sé tutti i documenti – racconta Silvio – perché evidentemente non voleva ritornare là. Eppure per una vita ha avuto attrazione verso il Brasile». Tuttavia il padre promise che avrebbe raggiunto in Italia moglie e figlio una volta sistemate alcune cose. Seguì un lungo rapporto epistolare che la donna ha gelosamente conservato e che il figlio ha ritrovato in casa solo quando è mancata. La documentazione è stata riordinata e adesso è conservata nella trecentesca casa in cui Silvio vive con la moglie Lisetta nella centralissima piazzetta Romana da cui si possono ammirare, e quasi toccare affacciandosi ad una finestra, le punte del campanile del Duomo e del Battistero. Silvio fa sapere di aver ricevuto dal Cudir e da alcuni pistoiesi la richiesta di creare un museo sulle spose di guerra e sicuramente lo allestirebbe volentieri a Pistoia, anche perché esistono altre corpose e interessanti collezioni, come quella di un’altra stirpe di brasiliani, i Pereira, discendenti del mitico Miguel, storico responsabile del Monumento Votivo delle Sei Arcole. Intanto in una busta trasparente sono custodite le lettere d’amore che si susseguirono fra i due coniugi, fino a quando Nelson Filho scrisse che non sarebbe mai più tornato in Italia.
Silvia subì con grande dignità l’abbandono. Lo comunicò in lacrime al figlio e da quel giorno non ne ha più voluto parlare. Il piccolo, nel frattempo cresceva, e pur alimentando un sentimento avverso nei confronti del padre, non fu mai altrettanto negativo verso il Brasile, anzi ne ha sempre subito l’attrazione. Si può dire che la sua vita si sia caratterizzata da due grandi passioni, Brasile e basket. «Sono stato tra i fondatori della Maltinti – ricorda – dove un mio compagno di squadra era il compianto Roberto Maltinti».
In ogni caso il Brasile è radicato in lui: sulla spalla si è fatto tatuare “il cobra che fuma”, simbolo con il quale i brasiliani hanno combattuto in Italia. Per sua iniziativa in piazza della Resistenza è stata eretta una stele che ricorda il sacrificio brasiliano per l’Italia. «All’anagrafe di Pistoia fui registrato erroneamente con il cognome Ribeiro – racconta – anziché Ulivi come previsto dalla legge. Sono grato all’impiegato che lo commise», dice. Ha infatti conservato la doppia nazionalità. Nel 1967 quando aveva 19 anni risultò idoneo alla visita per svolgere il servizio militare di leva in Brasile, ma non volle partire e per questo risultò disertore fino al compimento del sessantesimo anno di età. I genitori di Silvio hanno avuto altri figli, ma lui ritiene che quel legame sia rimasto per entrambi molto forte. Fatto sta che due figlie di Nelson Filho, nate da un successiva relazione dell’uomo, hanno lavorato molto per rintracciare dal Brasile il loro “fratellastro”. Desideravano che potesse incontrarsi con il padre. E così Silvio ha finalmente, qualche anno fa, riabbracciato Nelson a Rio. «Lui però – racconta – è rimasto un po’ freddo, non vedendo in un uomo maturo il figlioletto che era partito all’età di tre anni».
Ecco il programma dell’iniziativa: saluto del sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi e di un rappresentante dell’esercito brasiliano. A seguire: “Spose di guerra – Un tema di storia sociale poco esplorato” di Andrea Ottanelli; “Amore in guerra – L’amor che move il sole e l’altre stelle” di Cristina Pellegrino Feres; “La sposa che non partì – La famiglia che visse il Cimitero come giardino” di Donatella e Michela Pereira; “Mancarono le spose – I pracinhas non furono pianti dalle loro vedove” di Mario Pereira; “Il viaggio – La sposa che partì e …” di Alice Cianni (qui si parla dei genitori di Silvio).
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