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Morto a 20 anni, la mamma: «Qui a Pistoia aveva trovato il suo grande amore»
L’addio al giovane motociclista deceduto all’ospedale al San Jacopo per le ferite riportate nello scontro con un’altra moto
PISTOIA. «Quando guidate le vostre moto, fatelo sempre con prudenza. A casa vi aspetta l’abbraccio dei vostri genitori. Lo stesso abbraccio che io adesso non potrò più dare al mio Fabrizio». Con queste parole Cinzia Mannino si è rivolta ai circa 300 giovani che, a bordo delle loro motociclette, si sono recati alla chiesa di San Rocco, alle Sei Arcole, per assistere alla cerimonia commemorativa per suo figlio, morto martedì scorso al San Jacopo di Pistoia per le ferite riportate nello scontro con un’altra moto la notte di domenica scorsa all’incrocio fra via Modena e via Palatucci, nella zona industriale di Valenzatico.
Davanti all’altare, campeggiava una gigantografia di Fabrizio a bordo della sua moto che, in verità, rappresentava gran parte della sua vita. A vent’anni appena compiuti, il ragazzo era già molto conosciuto nel mondo delle due ruote, anche e soprattutto per i molti video che riversava in rete con lo pseudonimo di Xedra. Con voce ferma, seppur segnata da un dolore che si porterà dietro per tutta la vita, la mamma ha anche tratteggiato un ricordo del suo Fabrizio, in modo particolare, del suo modo di intendere la vita: «Fabrizio era un ragazzo coinvolgente, carismatico. Dove c’era lui, si veniva a creare una famiglia. Erano ormai due mesi che si trovava a Pistoia, dove aveva trovato l’amore per Marinella e dove si era fatto tantissimi amici. La sua lunga estate di gioia è purtroppo finita la sera di quel maledetto incidente. Il suo ricordo, invece, resterà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto e amato per lo splendido ragazzo che era».
Il dolore ha impedito invece proprio alla sua fidanzata di proferir parola. Vestita con un abito di organza color crema, la giovane pareva una sposa mancata. Del resto, Fabrizio aveva già acquistato gli anelli di fidanzamento che, a breve, si sarebbero trasformati in anelli nuziali. Una volta officiata la funzione religiosa, don Piero Sabatini ha toccato il cuore dei presenti con la sua omelia. «Fra incidenti d’auto e vittime di incidenti sul lavoro, questa è la cinquantesima volta che mi trovo ad affrontare un momento del genere. Solo la parola di Dio può essere di conforto in situazioni come questa e, soprattutto, la consapevolezza che il ricordo di chi non c’é più ci accompagnerà per sempre». Terminata l’omelia, l’anziano parroco ha invitato tutti a essere generosi con la questua, perché sarebbe andata a favore delle persone coinvolte nel terremoto in Marocco. Così ha affermato: «Anche in simili frangenti non dobbiamo dimenticarci delle sofferenze di tutti gli altri».
A questo punto la madre, la fidanzata e gli amici più stretti del giovane si sono stretti in un abbraccio collettivo proprio sotto l’altare, mentre don Piero andava a portar conforto a tutti coloro che erano all’interno della chiesa.
Poi, gli amici del cuore hanno preso il ritratto di Fabrizio e hanno percorso l’intera navata fino all’ingresso. Giunta sul sagrato, è stata innalzata l’immagine del centauro mentre le decine di moto venivano accese all’unisono per un ultimo saluto e alcuni palloncini bianchi si levavano al cielo.
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