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Pistoia, stop al reddito di cittadinanza: è assalto ai patronati sindacali

Pistoia, stop al reddito di cittadinanza: è assalto ai patronati sindacali

In provincia già 526 i nuclei familiari a cui è arrivato l’sms. Senza sostegno circa duemila persone. Debutta la piattaforma per chiedere l’assegno da 350 euro mensili

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PISTOIA. A fine giugno, erano già 326 i nuclei familiari pistoiesi ad aver ricevuto l’ormai famigerato sms con cui si comunicava loro l’interruzione dell’erogazione del reddito di cittadinanza. Per il momento non si hanno i dati di agosto ma secondo una stima effettuata dalla Cgil pistoiese si suppone che nel mese appena trascorso tale comunicazione abbia turbato il sonno ad altri 200 nuclei familiari residenti nel nostro territorio.

A Pistoia e nella sua provincia ci sono quindi già circa 530 famiglie prive della loro più importante fonte di sostentamento, alle prese con un futuro tutto da inventare. Proprio per questo, dal primo settembre è entrato il vigore il “supporto alla formazione e al lavoro”, rivolto a coloro che nel 2023 hanno percepito almeno 7 mensilità di reddito di cittadinanza e il cui nucleo familiare non vede la presenza né di minorenni, né di over 59 e nemmeno di persone con disabilità.

L’importo di questa misura di sostegno ammonta a 350 euro al mese, per un massimo di 12 mensilità, ed è subordinata a un percorso di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro che il richiedente dovrà seguire opportunamente affiancato dai centri per l’impiego. Il nuovo sussidio è incompatibile con altri strumenti per l’inclusione o forme di sostegno al reddito, come l’indennità di disoccupazione.

Inoltre, rispetto al reddito di cittadinanza, prossimo al tramonto definitivo, cambiano i requisiti di reddito per accedervi. In precedenza, il limite di Isee era di 9.360 mentre adesso l’asticella per chiedere il supporto di formazione lavoro è stata abbassata a 6.000 euro.

Rispetto alla normativa precedente, viene dimezzato per gli stranieri il numero di anni di residenza in Italia. Se con il reddito di cittadinanza era richiesta una permanenza ufficiale di 10 anni, adesso il limite viene posto a soli 5 anni.

In provincia di Pistoia, i nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza o di pensione di cittadinanza erano, nel giugno scorso, 2.649, corrispondenti a 4.672 persone. L’importo medio dell’assegno percepito dai beneficiari residenti in provincia di Pistoia era di 555,59 euro, più alto di 28,59 euro rispetto alla media regionale.

L’ufficio parlamentare di bilancio stima che, con i nuovi parametri, in tutta la provincia di Pistoia sarà il 40% circa a non poter accedere alla nuova forma di sostegno tra coloro che prima percepivano il reddito di cittadinanza. Tradotta in numeri, questa percentuale equivale a circa 1.900 persone che, in futuro, dovranno essere presi in carico dai servizi sociali dei vari comuni di residenza.

Il nuovo supporto

Coloro che invece intendono avvalersi del nuovo provvedimento governativo finalizzato al loro inserimento nel mondo del lavoro, dovranno fare apposita domanda all’Inps o in autonomia (accedendo con le credenziali spid, cns o cie) oppure rivolgendosi a un patronato. Dal 1° gennaio, anche i Caaf saranno abilitati a recepire queste domande. Condizione essenziale per accedere al nuovo piano di “supporto di formazione lavoro” è quella di dare la disponibilità immediata allo svolgimento di un’attività lavorativa o a essere inclusi in politiche attive per il lavoro, come corsi professionali e di formazione.

Attualmente, come afferma il segretario generale della Cgil di Pistoia, Daniele Gioffredi, il patronato Inca Cgil non è stato ancora preso d’assalto, anche se non nasconde un certo timore.

«La situazione – spiega – è ancora in divenire ma già dalla giornata di domani (oggi, nda) ci aspettiamo di dover supportare tante persone che, pur volendo accettare la misura governativa, per tanti motivi non riescono ad accedervi da sole».

La domanda, una volta formulata, verrà trasmessa al “sistema informativo di inclusione sociale e lavorativa”, la piattaforma operativa che sta gestendo i dati relativi al “supporto di formazione” e all’“assegno di inclusione”, che dal 1° gennaio 2024 sostituirà il reddito di cittadinanza per i nuclei familiari con membri non occupabili. Attraverso questa piattaforma, all’accettazione della domanda andrà anche sottoscritto un “patto di attivazione digitale” con cui si autorizza la condivisione dei propri dati con i centri per l’impiego, le agenzie per il lavoro e gli altri enti accreditati ai servizi per il lavoro.

La nuova piattaforma, in pratica, indirizza coloro che sono occupabili verso un percorso di inclusione lavorativa, basato sulla disponibilità ad accettare offerte di lavoro indicate dal sistema come congrue. Essenziale per il richiedente, sarà quindi anche l’indicazione di almeno 3 agenzie di lavoro che hanno aderito al progetto.

I timori

Gli altri, coloro che hanno cioè un nucleo familiare con minori, con over 59 oppure con disabili, saranno deviati verso l’assegno di inclusione.

Oltre a temere il caos che si prospetta nei prossimi giorni nei patronati di tutta Italia, presumibilmente presi d’assalto da coloro che non riusciranno a iscriversi alla piattaforma che dà accesso al processo di supporto di formazione, Daniele Gioffredi contesta poi alla radice la natura di questo provvedimento.

«Il decreto lavoro del 1° maggio – sottolinea il segretario Gioffredi – ha definitivamente abolito l’unico strumento di carattere universale di contrasto alla povertà, introducendo una nuova misura che divide la platea delle persone in difficoltà tra coloro che, seppur in maniera molto ridotta, potranno accedervi e il 40 per cento circa che ne saranno esclusi. Questi andranno a ricadere sui servizi sociali dei Comuni, che, a breve, saranno presi d’assalto, anche perché il governo ha già provveduto a bloccare il contributo per gli affitti e quello per la morosità incolpevole.

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