Italia
Olive, a Pistoia sarà un’annata da scordare: alcuni rinunceranno alla raccolta
Il clima impazzito ha rovinato la fioritura in gran parte della provincia
PISTOIA. Brutta annata in vista per la raccolta delle olive in tutta la provincia di Pistoia. L’eccessiva piovosità della scorsa primavera, abbinata a temperature molto al di sotto della media stagionale per molte settimane, ha condizionato decisamente la resa degli olivi. Come conferma Riccardo Pretelli, presidente della Cooperativa produttori agricoli del Montalbano nonché consigliere di Confagricoltura Pistoia.
Pretelli vive questa situazione di incertezza in prima persona perché, oltre a possedere un vivaio a Ponte Stella, nel comune di Serravalle Pistoiese, ha anche oliveti con 400 alberi a Forrottoli e a Montemagno, nel versante quarratino del Montalbano.
«L’olivo è una pianta estremamente delicata che necessita di condizioni climatiche stabili – spiega – Le piogge troppo copiose cadute in aprile e a maggio hanno compromesso in partenza la nascita delle nuove fioriture. Il caldo eccessivo che poi si è verificato a giugno e a luglio ha finito con il compromettere del tutto la produttività delle piante, almeno in gran parte della nostra provincia».
Quest’ultima precisazione fatta da Pretelli è di fondamentale importanza per poter intuire l’andamento della raccolta che verrà.
«Nella produzione delle olive il microclima ha un’importanza fondamentale – sottolinea – Per questo non dobbiamo generalizzare quando ci lanciamo in previsioni delicate come la produttività di un singolo periodo che, per tradizione, abbraccia due annate, perché la raccolta inizia di norma ad ottobre per terminare, talvolta, a gennaio. Dico questo perché non è detto che le condizioni climatiche che si sono verificate a Pistoia siano le stesse che, nello stesso periodo, si sono verificate nella zona di Prato. La cooperativa di cui sono presidente conta 500 soci, i cui terreni spaziano dal comune di Larciano a quello di Quarrata, da quello di Serravalle Pistoiese fino a quello di Montemurlo. Ognuno di loro, a febbraio, esprime una narrazione differente riguardo all’andamento dell’annata appena trascorsa».
Tuttavia, un modo per garantirsi sempre una resa quanto meno accettabile esiste, come conclude Riccardo Pretelli: «L’olivo deve essere potato e concimato annualmente e il terreno che lo circonda deve essere sempre libero da rovi e piante infestanti. Così facendo, ogni anno si può partire almeno da una piccola resa garantita, a meno che le condizioni climatiche non siano state particolarmente infauste».
Previsioni al ribasso per la futura frangitura arrivano anche dalla Coldiretti. Mentre infatti lo scorso biennio è stato da incorniciare, il prossimo non promette niente di buono, come afferma il segretario della Cooperativa olivicoltori della Valdinievole Adriano Benedetti.
«L’anno scorso abbiamo lavorato 17mila quintali di olive, che hanno consentito conti in positivo e la “liquidazione” di tutti i nostri soci. Purtroppo – lamenta Benedett – le previsioni per l’annata in corso sono negative. Alcuni soci, addirittura, non raccoglieranno le olive. Per combattere queste avversità, la cooperativa sta tuttavia studiando nuovi investimenti nelle tecniche di coltivazione, che vadano a migliorare la qualità dell’olio e la creazione di un nuovo punto vendita».
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