Gioco
Pistoia, scontro alla Fondazione Marini: «Ora il commissario straordinario»
La richiesta del notaio Marrese (Banca Intesa) alla prefetta Messina
PISTOIA. Il notaio Antonio Marrese ha chiesto ufficialmente alla prefetta di Pistoia Licia Donatella Messina, di sciogliere d’autorità il consiglio di amministrazione della Fondazione Marini e di provvedere alla nomina di un commissario straordinario, che si attenga a quelli che sono i dettami espressi dallo statuto.
Marrese, che nel consiglio di amministrazione della fondazione rappresenta Banca Intesa (subentrata nei diritti dell’incorporata Caript) giustifica la sua richiesta sostenendo che da anni, l’attuale presidente Carlo Ferdinando Carnacini disattende le norme statutarie. Questa richiesta, giunta sul tavolo della prefetta il 5 agosto, ha in realtà lo scopo evidente di bloccare il conto alla rovescia che dovrebbe culminare con la partenza delle opere di Marini alla volta di Firenze, dove sarebbero ospitate al museo dell’artista in piazza San Pancrazio. La recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato il vincolo che legava le opere dell’artista a Pistoia, ha in pratica iniziato l’iter del trasferimento delle opere. Le prime a lasciare Pistoia dovrebbero essere le monumentali sculture ospitate nella ex chiesa del Tau, per essere poi seguite dalla totalità della collezione, ancora ospitata nel confinante palazzo del Tau, chiuso al pubblico da oltre tre anni per assenza dei requisiti di sicurezza e dove le opere, soprattutto i gessi e le pitture, stanno soffrendo per gli effetti nefasti dell’umidità.
Nella lunga e articolata richiesta che il notaio rivolge alla prefetta, vengono ricordate le finalità della Fondazione, fissate nella sua carta statutaria del 29 novembre 1983 per volontà di Mercedes Pedrazzini, vedova dell’artista. Oltre alle ovvie finalità di conservazione, tutela e conoscenza delle opere del grande maestro del Novecento, Marrese sottolinea quanto segue: «Quello della Fondazione non è un patrimonio da amministrare per la produzione di redditi finanziari (almeno non solo per quello) ma è un patrimonio allo scopo».
Altra accusa rivolta all’attuale gestione è l’aver soppiantato con un nuovo organo di controllo di stretta nomina presidenziale, quello esistente in precedenza. Questa è quindi l’opinione del notaio Marrese: «Di fatto ha così destituito il consiglio dei revisori (che la fondatrice aveva previsto dovesse essere composto da persone nominate da soggetti imparziali) e li ha sostituiti con un organo nominato dallo stesso organo controllato e cioè dal consiglio di amministrazione». Le conclusioni addotte quindi dal notaio Marrese nel chiedere alla prefetta Licia Donatella Messina la nomina di un commissario straordinario sono le seguenti: «Innanzi tutto la volontà di eliminare la centralità della città di Pistoia nel ruolo della Fondazione, ciò che oggi appare confermato dalla decisione unilaterale del presidente della fondazione Carnacini di trasferire le opere di Marini a Firenze. Vi è stata inoltra la chiara volontà di eliminare la terzietà degli amministratori e dei sindaci revisori. Infine, vi è stato l’intento di adottare regole statutarie che consentissero un totale abbandono dei paletti imposti dalla fondatrice, che vincolavano le opere a Pistoia”.
A queste “bordate” del notaio Marrese, il presidente della fondazione Carlo Ferdinando Carnacini risponde: «Marrese, che rappresenta Banca Intesa San Paolo sembra ossessionato da qualcosa. Nell’interesse di tutti, spieghi cosa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
