Il dolore
Abetone, morto sugli sci a 51 anni: due condanne. Le lacrime dei familiari in tribunale
Daniele Monti perse la vita ad Abetone, 1 anno e 4 mesi per omicidio colposo. Maxi risarcimento ai familiari della vittima: provvisionali da oltre 700mila euro
PISTOIA. Alla lettura della sentenza, escono fuori tutte le emozioni trattenute udienza dopo udienza. Per i familiari di Daniele Monti, morto a 51 anni il 24 gennaio 2018 mentre sciava all’Abetone col figlio Mattia, sentir pronunciare dal giudice Paolo Fontana del tribunale di Pistoia (pm Giuseppe Grieco) il dispositivo della sentenza che ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo Giampiero Danti, 78 anni ed ex sindaco di Abetone in qualità di responsabile delle piste gestite dal consorzio Saf spa (ieri assente in aula) , e Pietro Nizzi, 64 anni, responsabile e addetto alla manutenzione e sicurezza delle stesse (che invece era presente) , è come una liberazione.
A poco importa se è stata riconosciuta a entrambi gli imputati la sospensione condizionale della pena. Lacrime e abbracci, dopo un verdetto prima del quale i figli di Daniele Monti, Mattia e Niccolò, la moglie Barbara Vannini, il fratello Massimiliano e i genitori Tamara Cardelli e Lamberto, costituendosi parti civili tramite gli avvocati Giovanni Giovannelli e Giovanni Flora dei fori di Pistoia e Firenze, non hanno mai saltato nemmeno un’udienza della lunga istruttoria dibattimentale durata più di un anno e mezzo, dipanatasi attraverso oltre venti testimonianze e consulenze. Prove servite a dimostrare, intanto in primo grado, che la pista Zeno1 imboccata quel fatidico giorno da Daniele Monti e dal figlio Mattia non risultava chiusa adeguatamente come sostenuto invece dalla difesa che ha insistito sull’esistenza di palinature a rigor di normative, e che sarebbero mancati i segnali di divieto che se ci fossero stati, garantendo le informazioni per assicurare la sicurezza delle piste, avrebbero impedito al 51enne di ritenere accessibile la Zeno1 e in seguito, a causa delle avverse condizioni di neve, di schiantarsi contro alberi e vegetazione fuori dal tracciato.
Ma c’è di più, perché la sentenza ha statuito anche 730mila euro di risarcimento danni complessivo da perdita parentale a favore dei familiari della vittima, che lavorava alla Tarabori di Altopascio. A titolo provvisionale – cioè di anticipo immediatamente eseguibile e suscettibile di subire aumenti in sede civile, in caso di condanna definitiva – sono stati liquidati 150mila euro a testa per i figli e la moglie, 100mila euro per ciascuno dei genitori e 80mila euro per il fratello. Somme che probabilmente saranno saldate a livello assicurativo e a cui si aggiungono circa 20mila dovuti a titolo di spese processuali.
Per il cui dispositivo sono serviti circa 40 minuti di camera di consiglio, mentre per le motivazioni si dovranno attendere 50 giorni, dopodiché tramite il proprio difensore, l’avvocato Massimo Panzani del foro di Lucca, Danti e Nizzi potranno ricorrere in appello per ottenere una decisione più favorevole. Non secondaria, inoltre, la trasmissione degli atti alla procura disposta per l’eventuale apertura di fascicoli per falsa testimonianza a carico di Gaetano Merlo, all’epoca impiegato stagionale al complesso sciistico dell’Abetone e che in udienza lo scorso 22 novembre aveva dichiarato di aver sentito dire da Mattia Monti la frase: «Gliel’avevo detto io di non tagliare da lì» riferito al padre e del poliziotto in loco Ruggero Pierconti che dopo aver dichiarato che la pista quel giorno era chiusa, ha in seguito ritrattato la sua versione. Testimonianze ritenute inattendibili e che hanno minato la tesi difensiva.
«Siamo soddisfatti di questo processo da cui è venuta fuori la verità – dicono commossi i gemelli Mattia e Niccolò, 26 anni, ringraziando il proprio avvocato Giovannelli e il procuratore Grieco – . Questo ci fa credere ancora di più nella giustizia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
