Gioco
Pistoia, «non toccate le mura storiche». Politica e cultura sulle barricate
Tutti contro la proposta choc avanzata dal consigliere di maggioranza Patanè
PISTOIA. Levata di scudi dal mondo politico alla proposta del consigliere comunale di maggioranza Salvatore Patanè (Ale Tomasi sindaco) di abbattere ampie porzioni della terza cerchia delle mura cittadine del 1400, l'unica che sia giunta sino a noi, essendo la prima ( del I secolo a.c) e la seconda (costruita intorno al 1100) andate irrimediabilmente perdute. La sua presa di posizione è scaturita in seguito al dibattito, in consiglio comunale, sull' approvazione di un debito fuori bilancio di 20.000 euro, necessario per procedere ai lavori di ristrutturazione del tratto di mura crollato tra via Zamenhof e viale Pacinotti il 5 aprile scorso, con seri danni a un ristorante.
La sua esternazione ha ricevuto in aula il tiepido appoggio di Jacopo Bojola (Centristi Forza Italia) ma, quel che più conta, ha visto la non opposizione dell'assessore alla viabilità Alessio Bartolomei che, intervenendo in proposito, ha chiesto a tutti di riflettere sull'opportunità di destinare risorse alle antiche mura piuttosto che ad altre voci. Come era da aspettarsi, il mondo politico pistoiese ha reagito con stupore a questa proposta choc. Se in aula Francesco Branchetti, di Pistoia Civica e Progressista, è stato il primo a stroncarla in un suo intervento di replica, Tina Nuti, dei Civici e Riformisti, afferma: «Le parole di Patanè dimostrano che siamo di fronte a una giunta di persone totalmente improvvisate. Prima hanno cercato di ottenere i finanziamenti del Pinqua per il risanamento delle mura (oltre 6 milioni di euro) poi, quando non li hanno ottenuti, propugnano l'abbattimento delle mura perché una loro manutenzione sarebbe anti-economica. La cosa grave è che manca in questa giunta un'idea di città e questo aspetto emerge in frangenti come questo».
In piena sintonia è anche l'intervento di Federica Fratoni, capogruppo Pd in consiglio comunale: «Come si può proporre l'abbattimento delle mura solo perché la loro manutenzione è costosa? Ragionando nello stesso modo, per sottrazione, forse si salverebbe solo piazza del Duomo. Il problema tuttavia è che l'approccio della maggioranza sul tema è quanto meno contraddittorio: da un lato si candidano le mura urbane per la loro riqualificazione partecipando a bandi regionali e nazionali, dall'altro si propone invece il loro abbattimento». Critico sulla proposta Patanè è anche Giampaolo Pagliai (Centristi Forza Italia), nove volte consigliere comunale dal 1964 a oggi, già vicesindaco e assessore ai lavori pubblici a cavallo fra gli anni ’80 e ’90: «Io sono da sempre contrario alla distruzione del nostro patrimonio artistico e culturale e la terza cerchia muraria fa parte a buon diritto di questo lascito che abbiamo ereditato da chi c'era prima di noi. Quando l'architetto Michelucci volle costruire una scuola al bastione Thyrion (le future Roncalli) io trovai il progetto già in stato di esecuzione, altrimenti mi sarei opposto con tutte le forze. Le mura vanno preservate e valorizzate al pari di tutto ciò che dal medioevo è giunto fino a noi, come le 22 chiese romaniche pistoiesi, la maggior parte delle quali oggi giacciono in uno stato di semi abbandono e assediate dalle auto».
Netta stroncatura della proposta Patanè giunge anche dal mondo culturale pistoiese che sta scendendo in campo in difesa della sue mura cittadine. Caustico è il giudizio di Claudio Rosati, membro fondatore della Società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici: «Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, molte amministrazioni cittadine scelsero di abbattere le mura medioevali, giudicate non solo un intralcio alla crescita delle città ma anche un ostacolo alla circolazione dell'aria e, quindi, cause indirette di malattie. Oggi tuttavia, concetti come quello di bene e di patrimonio culturale, sviluppatisi intorno agli anni ’70 del Novecento, dovrebbero aver messo al sicuro le mura medioevali dalla mania di distruzione di alcuni politici. Evidentemente non è così e ancora una volta siamo costretti a invocare il rispetto di ciò che dal passato è giunto fino a noi. Le mura cittadine potrebbero essere rese protagoniste dello sviluppo turistico cittadino, favorendo ad esempio la nascita di percorsi ad hoc. Questa soluzione del resto non è di questi giorni, ma fu già propugnata dall'architetto Giancarlo De Carlo negli anni ’80. Ribadisco quindi la mia totale contrarietà ad abbattere qualsivoglia porzione di mura cittadine e, a tal proposito, invito i dubbiosi a leggere il volume, edito dalla Società pistoiese di storia patria con il contributo di Fondazione Caripit, che uscirà a fine anno e che tratterà proprio dell'importanza storico artistica della terza cerchia di mura cittadine e dell'assoluta necessità di non perdere questa testimonianza storica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
