Il Tirreno

Pistoia

L’omicidio

Pistoia, anziana assassinata: sbloccata la salma. Il funerale in forma privata all’ospedale

di Luca Signorini
Pistoia, anziana assassinata: sbloccata la salma. Il funerale in forma privata all’ospedale

L’avvocato: «Per il figlio in carcere si teme anche il suicidio, è guardato a vista»

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PISTOIA. Si terrà venerdì 23 giugno alle 9 nella cappella interna all’ospedale San Jacopo di Pistoia il funerale di Ottavina Maestripieri, la 90enne morta per soffocamento il primo giugno scorso nel suo appartamento di via Monteverdi. Martedì - in un interrogatorio durato quattro ore davanti ai magistrati - ha confessato l’omicidio il figlio Patrizio Ruscio, 60 anni, che ha raccontato di averle tappato la bocca mentre era distesa sul letto, al culmine di una discussione con al centro i soldi: l’uomo, attorno alle 6,30 di quella mattina evadendo dalla detenzione domiciliare a cui si trovava sottoposto per altri reati finanziari, era andato dalla madre per dirle che non era riuscito a trovare gli 8.400 euro di un anno di affitto anticipato della casa, che il nuovo proprietario (un grosso creditore del figlio) pretendeva dopo averla acquisita all’asta.

Il 60enne si trova ora in carcere a Prato per i vecchi reati, mentre per l’omicidio della madre è ancora indagato a piede libero. È guardato a vista, sotto assidua osservazione degli operatori della casa circondariale: la paura, espressa anche dagli inquirenti e dalla famiglia, è che possa provocarsi gravi atti autolesionistici, fino al suicidio.

«Lui ha già intrapreso un percorso psicologico – spiega l’avvocato difensore Francesco Stefani – adesso chiederò l’autorizzazione per nominare un perito di parte, uno psichiatra. Perché la condizione psicofisica del mio assistito è molto critica». Va avanti ancora il legale: «La mattina del primo giugno lui ha agito d’impeto e senza rendersi conto di cosa stesse facendo, tanto è vero che al telefono con la ex moglie ha detto di stare cercando degli indizi se fossero entrati dei ladri, quando in quella casa c’era solo lui. E inoltre ai soccorritori del 118 diceva che non poteva essere una morte naturale. Si è dissociato dal fatto, ha rimosso quello che era successo. Come se non fosse stato lui, poi nei giorni seguenti ha metabolizzato fino alla confessione».

Adesso si aprono i trenta giorni per il deposito delle consulenze e delle perizie effettuate nel caso dell’anziana uccisa: i risultati dell’autopsia sulla salma della donna, il dna trovato sotto le unghie, gli accertamenti sul computer e sui cellulari sequestrati. «Sono rilievi che dovranno dare riscontro alla confessione dell’indagato, per capire il contesto e le frequentazioni», sottolinea l’avvocato Stefani.

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