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Cluster di tumori rari a Casalguidi. L’Asl esclude le cause ambientali

Cluster di tumori rari a Casalguidi. L’Asl esclude le cause ambientali

Primi risultati dell’indagine epidemiologica sui sette casi di sarcoma

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CASALGUIDI. Sette casi tra il 2014 e il 2017, otto se si include anche uno risalente a più di quindici anni fa. Che però non avrebbero alcun collegamento con eventuali sostanze inquinanti nell’ambiente. Come confermano i primi risultati dell’indagine epidemiologica condotta dall’Asl a Casalguidi, finalizzata a chiarire le cause dell’eccesso di tumori rari (sarcomi) nella frazione serravallina, che per il momento esclude la presenza di importanti fattori di rischio nell’ambiente.

«A tale conclusione – sottolinea l’azienda sanitaria – si è giunti dopo un’analisi condotta sugli indicatori di salute dalla quale non si sono evidenziante particolari criticità in termini di ospedalizzazione e mortalità generale e per singole cause, compresi i tumori, rispetto ai valori medi regionali».

L’indagine sul “cluster” di sarcomi è stata svolta in questi ultimi quattro anni dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana centro (attraverso l’Unità di Epidemiologia e l’Unità di Igiene pubblica e nutrizione dell’area pistoiese) in collaborazione con l’Agenzia regionale di sanità della Toscana-Ars, con l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica-Ispro e l’Arpat.

«Quanto fin qui acquisito – prosegue l’Asl – è stato oggetto di un incontro regionale, svoltosi in questi giorni, alla presenza dei rappresentanti dei Comuni e dei territori interessati, nel corso del quale è stato evidenziato che l’analisi sugli oltre 6.500 cittadini residenti nella sola frazione di Casalguidi sembra confermare i buoni indicatori rilevati per il comune nel suo complesso, con l’eccezione di un eccesso di sarcomi, come rilevato dalla segnalazione iniziale dei medici di medina generale. Con interviste dirette ai pazienti e loro familiari, oltre alle abitudini di vita, al lavoro e agli hobby, sono state prese in esame anche le informazioni cliniche e le storie sanitarie, compreso l’uso di farmaci, basandosi, anche in questo caso, sulle segnalazioni dei medici, da cui non risultano particolari esposizioni a rischio».

Anche le misurazioni e le analisi effettuate sulla qualità degli ambienti, dentro le case dei pazienti (che si sono interrotte durante la pandemia e poi riattivate) e sull’acqua dei loro pozzi privati, fino ad oggi non hanno evidenziato la presenza di alcun problema di inquinamento.

In modo analogo, le indagini ambientali dell’Arpat escludono la presenza di significativi fattori di inquinamento nell’area, tra cui la discarica del Cassero.

L’assessore regionale al Diritto alla salute e sanità, Simone Bezzini, ha confermato la massima attenzione sulla vicenda, testimoniata dal finanziamento da parte della giunta regionale (con la delibera del 15 maggio scorso) di un nuovo studio sui possibili “determinanti genetici”.

«Confermando – aggiunge l’Asl – l’impegno degli assessorati regionali alla Sanità e all’Ambiente, quest’ultimo diretto da Monia Monni, nel continuare il monitoraggio ambientale e sanitario nell’area in questione».

Il Dipartimento della prevenzione, inoltre, nel corso di quest’anno, porterà a termine le attività che erano state sospese per la pandemia e allargherà le proprie indagini ai territori limitrofi a Casalguidi. Nel contempo, verrà avviato il nuovo studio in collaborazione con Ispro e Ars sui possibili fattori genetici a monte dei casi di sarcoma, che si protrarrà fino al 2024.

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