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Pistoia, disabile costretta a pagare i viaggi per fare riabilitazione: «Il trasporto sociale è un delirio burocratico»
L’anziana vive con il figlio anche lui malato e senza un mezzo. Incontro in Regione per fare il punto sulla nuova delibera per i trasporti a distanza di 5 mesi
PISTOIA. Ennesima situazione assurda scaturita dalla delibera regionale 1545 del 27 dicembre 2022, che da alcuni mesi detta le regole per il trasporto delle persone fragili ai luoghi di cura. Paola Zini, una signora di 80 anni pensionata al minimo e affetta da varie patologie, dovrà pagare di tasca propria i 18 trasporti dalla sua abitazione al centro fisioterapico Turati di Pistoia, per poter portare a termine un ciclo di terapie riabilitative prescritte dalla sua fisiatra.
La signora abita insieme al figlio, Andrea Betti di 52 anni che, come scrive egli stesso al Tirreno «è invalido al 100% e privo di patente di guida». Betti ha scritto alla stampa per segnalare la situazione. La madre, che si muove con l'ausilio di un deambulatore e che non esce di casa dal 2011 se non per motivi di massima urgenza, ha necessità di sottoporsi alle terapie riabilitative che le sono state prescritte, se non vuol veder ulteriormente compromesso il suo stato di salute. Ad opporsi però al diritto a ricevere cure appropriate, si erge il muro della delibera 1545 che assicura il trasporto gratuito solo ai malati costretti in barella, mentre pone il tetto per la gratuità completa a 9.000 euro di Isee per tutti gli altri ammalati. Un'asticella che, oltre a essere posizionata troppo in basso, non assicura automaticamente il trasporto gratuito. Per ottenerlo, bisogna scaricare un voucher che si ottiene inviando, per via telematica e attraverso il codice Spid, tutta una serie di documenti che vanno dalla prescrizione medica fino a una serie di autocertificazioni che attestino che, in famiglia, nessuno possa provvedere al trasporto fino al luogo dove verrà effettuata la terapia.
La necessità di avvalersi di una dotazione tecnologica fatta di pc e stampante, ha in molti casi costituito una barriera alla richiesta di queste agevolazioni. Questa delibera è andata quindi a colpire sia i malati oncologici, bisognosi di cure costanti e continue, ma anche tutto l'universo della fragilità, che comprende anziani e invalidi di ogni età. Fra questi, c'é anche la signora Paola che, in teoria, potrebbe fruire del trasporto sociale, assicurato dal comune o dalla Società della salute alle persone particolarmente indigenti, ma che alla riprova dei fatti, risulterebbe di difficilissimo accesso. Così infatti dice il figlio Andrea Betti che, seppur con le sue patologie, si prende cura della madre: «Il trasporto sociale è un delirio burocratico, per cui ho richiesto soccorso al patronato. Tuttavia, per metterlo in pratica, occorrerebbe talmente tanto tempo che una volta ultimata la pratica di richiesta, mia madre avrebbe già terminato il ciclo riabilitativo».
Su questa vicenda, interviene ancora una volta Riccardo Fantacci, direttore dei servizi della Misericordia di Pistoia che, giovedì 11 maggio prossimo, avrà un incontro in Regione con l'assessore alla Sanità Simone Bezzini e con i vertici delle Asl toscane proprio per fare il punto della situazione a 5 mesi dall'entrata in vigore di questa normativa: «Io rappresenterò tutta la mia contrarietà verso una delibera che pone forti ostacoli al diritto di tutti, soprattutto dei più bisognosi, di ricevere cure adeguate. Questo meccanismo non sta funzionando, mettendo inoltre in forte difficoltà tutte le associazioni che spesso, stanno effettuando i trasporti degli ammalati in difficoltà gratuitamente senza che la regione assicuri alcun rimborso. Il caso della signora Bini è solo una delle moltissime situazioni di criticità che ci vengono segnalate».
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