Lutto
Pistoia, l’accusa: «Al Ceppo rifiutata una visita al mio compagno con l’infarto»
La donna punta il dito contro il servizio della guardia medica: «Stava molto male ma ci hanno detto che per accedere ci vuole una prenotazione telefonica». Il suo compagno, di 44 anni, ora è in terapia intensiva
PISTOIA. Non aveva prenotato telefonicamente l’accesso alla guardia medica dell’ospedale del Ceppo e così Roberto Di Blanca, 44 anni, magazziniere di Pistoia, non è stato visitato malgrado fosse evidente lo stato di sofferenza in cui versava. L’episodio è avvenuto sabato intorno alle 10, 30, di fronte ad alcuni pazienti che si trovavano nella struttura. Portato poi intorno alle 12,30 al pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo, i medici hanno scoperto che il suo malessere era dovuto a un infarto in atto dalla sera precedente. Questo li ha obbligati a intervenire d’urgenza per rimuovere un’occlusione coronarica che, di lì a poco, gli sarebbe costata la vita. A prestargli aiuto in queste fasi travagliate e a testimoniare quanto avvenuto, la sua compagna Samuela Tenerelli, pistoiese, residente in via de’ Baroni proprio a due passi dal vecchio ospedale dove è ubicato il servizio di guardia medica.
È lei che racconta le fasi concitate di quanto avvenuto al Ceppo, ora che il suo compagno è in terapia intensiva in attesa di un secondo intervento chirurgico in programma mercoledì prossimo: «Nella tarda serata di venerdì, Roberto ha iniziato ad accusare tremiti e un senso di spossatezza. Poi ha iniziato a vomitare cosa che, peraltro, non fa mai. Inizialmente, come è logico, sia lui che io abbiamo pensato a un’indigestione. Al suo risveglio però Roberto continuava a non sentirsi bene e per questo gli ho consigliato di farsi visitare alla guardia medica del Ceppo, visto che i suoi ambulatori sono a pochi minuti a piedi da casa mia».
Samuela era perfettamente informata che la nuova normativa di accesso a questo tipo di servizio prevede oggi esclusivamente un accesso telefonico, con filtro da parte degli operatori abilitati a rispondere. «Sono a conoscenza della procedura ma credevo – racconta – che di fronte a un’evidenza tale come quella che si stava palesando, il medico di guardia potesse visitare ugualmente il mio compagno in evidente stato di sofferenza».
Così invece non è stato e fra Samuela e un’operatrice della guardia medica è invece scoppiato un alterco. Dopo il rifiuto a una prestazione d’urgenza, Samuela e Roberto sono tornati nella casa di via Baroni e di lì, recuperata l’auto, si sono diretti al pronto soccorso del San Jacopo. Una volta arrivati, intorno a mezzogiorno e mezzo, Samuele racconta quanto è avvenuto: «Non appena fatta l’accettazione, Roberto è stato fatto entrare e subito sottoposto ad elettrocardiogramma. Quest’esame ha evidenziato che il suo quadro clinico stava precipitando, visto che un’occlusione coronarica stava per essergli fatale. Neppure un’ora dopo il suo ricovero, Roberto già si trovava in sala operatoria per un intervento chirurgico che gli ha salvato la vita. Ora, capisco la procedura della guardia medica ma questa rigidità poteva costare una vita . Inoltre, avevamo descritto chiaramente i sintomi avvertiti da Roberto ma nessuno li ha presi in considerazione». È stata anche interpellata l’Asl in modo che fornisca la sua versione dei fatti.
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