La protesta
Sindacati contro i medici a gettone. «Servono le cure sul territorio»
Cgil e Cisl: necessari gruppi d’intervento a domicilio per non affollare il pronto soccorso
PISTOIA. «I medici a gettone sono l’estrema ratio, una soluzione tampone che non può soddisfare le necessità dei nostri ospedali, afflitti da una carenza cronica di personale».
Roberto Rossi (Cisl Sanità) commenta in maniera critica la scelta delle Asl regionali di avvalersi di professionisti “a gettone” per la crisi dei Pronto soccorso. Basti pensare che a Pistoia servirebbero 24 medici di chirurgia d’accettazione e urgenza e ne sono presenti 15. L’Asl Centro cerca 10 professionisti per i Pronto soccorso di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia. Riceveranno un incarico di lavoro autonomo che consentirà loro di restare in corsia per un massimo di 120 ore al mese con un compenso lordo di circa 3. 800 euro. Una soluzione tampone a cui si ricorre vista “la mancanza di valide graduatorie concorsuali Estar di dirigente medico di chirurgia d’accettazione e d’urgenza”. Perciò l’Azienda chiede “l’attivazione in via eccezionale, straordinaria e temporanea di 10 incarichi con decorrenza dalla prima data utile e fino al 31 dicembre 203”.
Lo scarso entusiasmo di Rossi per i medici a gettone è dettato anche dal fatto che «a metà aprile l’Asl Centro non ha ancora illustrato ai sindacati il piano assunzionale 2023 e non ha assicurato la volontà di effettuare un turn over completo di chi lascerà il lavoro».
Meno critico Simone Baldacci (coordinatore Fp Cgil Toscana Centro): «I medici a gettone sono una soluzione d’emergenza che consentirà a chi è rimasto di avere turni regolari. È in corso uno spopolamento, una fuga, dei medici dai Pronto soccorso ed è chiaro che - visto che i concorsi sono disertati - la soluzione immediata è questa».
«Però – prosegue – ora è necessario investire sulle risposte vere ai bisogni della sanità, peraltro già contenute nelle delibere regionali, e che consentirebbero di decongestionare i Pronto soccorso. Le Ama (Aree mediche di ammissione), consentono di far gestire i pazienti cronici da altri specialisti ospedalieri. Di solito si tratta di pazienti geriatrici, di cui il Pronto soccorso viene “sgravato”. A Pistoia l’Ama è stato istituito alcuni mesi fa nell’area di Osservazione breve intensiva. Ma è chiaro che la coperta rimane corta se non s’incrementa il numero dei medici e degli infermieri al San Jacopo e a Pescia. Si aiutano i medici del Pronto soccorso ma si lasciano parzialmente scoperti i reparti. La necessità di infermieri e geriatri – afferma Baldacci – è reale e urgente».
Così come quella dei Girot (Gruppi di intervento rapido ospedale territorio), formati da medici e infermieri che si occupano della presa in carico e forniscono prestazioni complesse, com’è richiesto nel processo diagnostico e terapeutico delle malattie in fase acuta, al domicilio dei pazienti. Uno degli assi di collegamento tra ospedale e territorio che in provincia mancano, anche se ladottoressa Grazia Panigada, direttrice dell’area di medicina interna, informa che il Girot è «in fase di istituzione. Al momento ci occupiamo di alcuni pazienti selezionati».
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