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Pistoia, un flop i voucher della Regione destinati ai malati oncologici: «Costretti a pagare il trasporto»
Troppo basso il tetto Isee di 9mila euro, burocrazia telematica inaccessibile ai più. Riccardo Fantacci, direttore dei servizi della Misericordia: anche i pochi che ne hanno diritto incontrano enormi difficoltà
PISTOIA. «In tutta la provincia di Pistoia sono stati scaricati solo 10 voucher per il trasporto gratuito dei malati oncologici, e in tutta la regione appena 60. Questo perché anche i pochi che ne hanno diritto incontrano troppe difficoltà nella procedura telematica, senz’altro troppo complessa».
Riccardo Fantacci, direttore dei servizi della Misericordia di Pistoia, fotografa la drammatica situazione del servizio di trasporto dei malati oncologici dopo i tagli ai contributi decisi dalla Regione. La materia del trasporto dei malati oncologici al luogo dove devono sottoporsi alle terapie è regolata dalla delibera 1415 del 27 dicembre 2022, che ha introdotto dei parametri estremamente stringenti per poter usufruire della gratuità del servizio, stabilendo a 9mila euro il tetto massimo di Isee: importo giudicato eccessivamente.
«Il limite di 9mila euro – spiega Fantacci – esclude di fatto tutti coloro che hanno un’abitazione di proprietà. Essere padroni della casa dove si vive non comporta automaticamente essere così benestanti da potersi permettere di pagare di tasca propria un mezzo di un’associazione o un qualsiasi trasporto privato».
Tuttavia, oltre i requisiti economici giudicati eccessivamente stringenti, Fantacci punta il suo indice accusatore contro la procedura adottata dalla Regione per generare il voucher.
«La gran parte delle persone di una certa età – fa notare il direttore dei servizi della Misericordia di Pistoia – non ha competenze telematiche sufficienti. Inoltre, quasi nessuno ha la strumentazione necessaria per caricare i documenti richiesti e per poter poi stampare il voucher».
Di documenti, peraltro, ne devono essere forniti in abbondanza. La Regione infatti richiede la trasmissione della prescrizione della ricetta dematerializzata, che attesta appunto la patologia oncologica e la necessità di ricorrere a un ciclo di cure. Inoltre viene chiesta in allegato la certificazione Isee, oltre che una dichiarazione che indica la distanza fra l’abitazione del malato e l’ospedale dove verrà effettuata la terapia. Se in famiglia dovesse esserci la presenza di un portatore di handicap, anche questa eventualità va segnalata a parte, come del resto deve essere indicata su un altro modulo l’impossibilità dei familiari conviventi di accompagnare l’ammalato in quanto privi di patente di guida. A parere di Riccardo Fantacci sono moltissimi coloro che, non avendo né le competenze e nemmeno un computer dotato di scanner e stampante, non hanno neppure i soldi sufficienti per potersi rivolgere a un centro servizi che possa effettuare per loro l’intera procedura.
«La Regione – conclude Fantacci – ha sicuramente le sue ragioni ma, per partorire questo provvedimento, a parer mio poco efficace, sono stati convocati tavoli con 10/15 partecipanti alla volta, molti dei quali anche con un ruolo dirigenziale. Ora, sono convinto che con il costo di questi tavoli di confronto si poteva pagare già la totalità dei voucher emessi. Inoltre questi voucher non riportano il loro controvalore economico e questo rappresenta un fattore di incertezza per le associazioni che offrono il servizio gratuito di trasporto a chi ne ha diritto».
Di fronte quindi al muro di gomma che si è eretto davanti a questo sacrosanto diritto, alcuni soggetti privati, con buone disponibilità economiche, hanno contattato le varie associazioni di volontariato per provvedere loro stessi a pagare il trasporto di chi ne ha bisogno o ad adempiere alle incombenze relative ai voucher.
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