La protesta
L’allarme dei sindacati pistoiesi: «131 pensioni, senza assunzioni nella scuola si rischia il collasso»
Bagnoli (Flc Cgil): i lavoratori, tra Ata e docenti, sono pronti ad andare in pensione ma non verranno sostituiti. Gli addii più numerosi alle materne e alle superiori, servono immissioni in ruolo
PISTOIA. La Flc Cgil lancia un grido d’allarme: se non verranno programmate nuove assunzioni, la scuola pubblica nella nostra provincia corre il rischio di ridursi davvero ai minimi termini.
Entro il 1° settembre prossimo, saranno infatti 131 i lavoratori della scuola ad andare in pensione. Fra questi 93 sono docenti, 2 sono dirigenti scolastici e i restanti 36 appartengono invece al variegato mondo del personale Ata. Gli effetti di quest’esodo potrebbero essere deleteri per la situazione scolastica, come afferma la segretaria della Flc Cgil Lucia Bagnoli: «Se non verrà pianificato al più presto un piano di immissioni a ruolo, la scuola pistoiese rischia il collasso. Le contrazioni d’organico risultano pesanti a tutti i livelli ma particolarmente gravose per quanto riguarda i docenti della scuola dell’infanzia e delle superiori. Questo provocherà immani difficoltà nel gestire le classi, che saranno sempre troppo numerose, anche in presenza di alunni portatori di handicap o di alunni con certificazioni di disturbi specifici nell’apprendimento e con bisogni educativi speciali».
Secondo una prima stima della Flc Cgil, saranno moltissimi quindi i ruoli “perdenti posto”, difficilmente colmabili con l’“organico di fatto”, costituito generalmente da docenti precari che vengono utilizzati per tamponare le emergenze. A risentire maggiormente di questa situazione, saranno ancora una volta le fasce più deboli della popolazione, come ravvisa la dirigente sindacale: «Nella nostra provincia esiste il grave problema della dispersione e dell’abbandono scolastico degli alunni con cittadinanza non italiana, che emerge dal decremento delle iscrizioni nei passaggi alla scuola secondaria. Questo fatto deve essere attenzionato al più presto poiché può costituire un ostacolo all’integrazione di questi giovani».
Fra coloro che sono quindi in procinto di dire addio alla scuola pubblica, ci sono coloro che hanno fatto domanda di pensionamento entro il 21 ottobre del 2022, essendo in quel momento in possesso dei requisiti della legge Fornero. Si tratta di un gruppo di 60 lavoratori della scuola, di cui 15 Ata e 45 docenti. Fra gli Ata, 10 sono collaboratori scolastici, 4 sono gli assistenti amministrativi a cui si aggiunge 1 guardarobiera. Fra i docenti che approfitteranno di questa finestra, 2 sono fuori ruolo (docenti che insegnano in scuole italiane all’estero) , 4 sono della scuola dell’infanzia, 13 della primaria, 9 delle scuole medie e 17 delle superiori. A dover salutare in virtù del compimento del sessantasettesimo anno di età entro il 31 agosto 2023 saranno, anche in questo caso, 6o lavoratori. Fra questi 2 sono dirigenti scolastici, 18 sono gli ata, fra cui 16 sono i collaboratori scolastici, 1 collaboratore di azienda agraria e 1 guardarobiera. Fra i 40 docenti 1 è fuori ruolo, 8 sono della scuola primaria, 13 delle scuole medie, 17 delle superiori e 1 docente di religione cattolica. Sono poi 11 coloro che hanno approfittato della riapertura dei termini delle domande di pensionamento, facendo domanda entro il 28 febbraio 2023, usufruendo quindi di quota 103 e di opzione donna. Tre sono ata (1 dsga e 2 collaboratori scolastici) e 8 docenti di cui 2 di scuola dell’infanzia, 3 di scuola primaria, 1 di scuole medie e 2 di scuole superiori.
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