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Pistoia, una tabaccheria che non sente la crisi: «Ma in centro si potrebbe fare di più»
Il proprietario di Menici: «Bisogna investire negli arredi e aumentare i parcheggi». I ricordi fin da quando era bambino: «Litigavo con mia sorella per stare dietro al bancone»
PISTOIA. In un panorama di crisi e difficoltà che vede molte attività costrette a chiudere i battenti, proseguiamo il ciclo di interviste in collaborazione con Confcommercio, interrogando i titolari di quelle realtà locali che, invece, resistono, tramandando di generazione in generazione un mestiere, un modo di fare commercio, un’idea di venditore e di cliente. Che riesce ad andare avanti nonostante tutto.
Nel cuore del centro storico pistoiese anche la Tabaccheria Menici prosegue, giorno dopo giorno, ad alzare il bandone.
«Il nome è rimasto quello di mia madre, che rilevò l’esercizio commerciale nel 1983: quarant’anni appena compiuti. Dal 2020 sono il titolare a tutti gli effetti», ha spiegato Alessandro Giagnoni, figlio di Nadia Menici, oggi in pensione.
Giagnoni vive il negozio da quando era bambino e ricorda con la sua infanzia: «Da piccoli io e mia sorella davamo una mano ai nostri genitori in negozio – ha ricordato – spesso ci litigavamo perché i pomeriggi, dal lunedì al venerdì, erano cinque, quindi a uno ne toccavano tre e all’altro due. Alla fine si decise che gli ambìti tre sarebbero spettati una settimana a un bimbo e la successiva all’altro».
Un’attività che prosegue di generazione in generazione, prima fra Alessandro e sua sorella, poi fra lui e i suoi figli: in questo passaggio di testimone adesso sono Jacopo e Stella i piccoli aiutanti della Tabaccheria Menici.
Giagnoni è cresciuto insieme al negozio e, oltre ad un inesauribile via vai di clienti, pistoiesi o forestieri che siano, ha visto cambiare a più riprese la stessa cornice del centro storico cittadino. «Siamo passati – ha proseguito il commerciante – dai tempi in cui venivano fatte le “vasche” in città, con gli autobus che passavano continuamente , alla zona pedonale. È tutto cambiato tantissimo, ma questo è ovvio».
E, proprio nell’ottica di un cambiamento continuo, viene da chiedersi come poter sfruttare le indubbie potenzialità del nucleo centrale della città.
Sì, perché Giagnoni non si lamenta per quanto riguarda il volume degli affari: «Mi piace essere sincero, non mi piace piangere se non è il caso – ha spiegato – sono io con tre dipendenti (nella foto ndr), una delle quali presa lo scorso anno; siamo andati sempre in crescendo, quindi non mi posso lamentare del lavoro, sarebbe un atteggiamento ipocrita».
Ma sottolinea anche come «bisognerebbe investire di più, sfruttando il potenziale di Pistoia».
In che modo? «A partire dagli arredi urbani – ha dichiarato il commerciante – si parla di capitale del verde e non abbiamo una pianta in città. Se gli imprenditori del mondo vivaistico fornissero le piante, poi potrebbero essere i commercianti a curarle».
Ma le questioni sono molte e, alcune, strutturali: «Mancano i parcheggi – ha osservato Menici – ma questa è una storia vecchia. Perché non fare i bus elettrici in città? Funzionano in tante realtà».
Poi la grande questione del turismo: secondo Giagnoni è il diversificarsi che assume un’importanza fondamentale: «Si dovrebbero sfruttare e aumentare iniziative come il vecchio Blues o la Befana, tutte cose che offrono a chi viene da fuori qualcosa che altrove non trova».
Sul mercato cittadino, l’opinione del commerciante è netta: «È l’unica risorsa che c’è rimasta, tolto quello molte attività rischierebbero la chiusura».
Tra passato e presente c’è però anche spazio per il futuro: «Abbiamo progetti nuovi, per stare al passo con i tempi e offrire ai clienti qualcosa di diverso per accontentare tutti”.
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