Italia
La riscossa della giustizia civile. Taglio del 55% alle cause arretrate
Il tribunale di Pistoia corre a ritmi superiori al periodo pre-pandemia
PISTOIA. Non solo il meccanismo della giustizia pistoiese si è rimesso in moto dopo i pesanti rallentamenti causati dalla pandemia, ma lo ha fatto con ritmi ben superiori a quelli pre-Covid. Tanto che il numero di procedimenti pendenti in tribunale ha subito una decisa riduzione, sia nel settore penale che, soprattutto, in quello civile, dove il calo dell’arretrato è stato addirittura del 55 per cento.
È quanto emerge dalla relazione illustrata dal presidente della Corte d’appello di Firenze, Alessandro Nencini, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, in cui sono stati analizzati i risultati dell’attività portata avanti dal primo luglio 2021 al 30 giugno 2022. Molto positivi, come detto, e non solo a confronto del precedente periodo, in cui la pandemia aveva inciso in maniera rilevante sulla funzionalità degli uffici giudiziari.
Nel settore civile, l’obiettivo prioritario che il tribunale di Pistoia si era posto era quello dell’eliminazione dell’arretrato ultra-triennale e, di seguito, di quello ultra-biennale. Grazie anche a una diminuzione delle sopravvenienze di nuovi procedimenti (da 6.632 a 5.815) il bersaglio è stato più che centrato: le pendenze sono scese da 5.132 a 2.825, con un riduzione del 55 per cento. In particolare i procedimenti pendenti da oltre tre anni sono passati da 1.651 a 268. Solo 23 quelli ultradecennali (0,8%), a fronte dei 261 (4,4%) del periodo precedente.
Fatto sta che dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022 i giudici civili pistoiesi hanno definito 6.383 procedimenti: 1.448 sentenze civili con rito ordinario e sommario (215 di lavoro, 114 di fallimentare e 9 di volontaria giurisdizione) a fronte delle 1.511 dell’anno precedente, di cui appellate complessivamente solo 231.
«I dati rilevati al 30 giugno (relativi, pertanto, all’annualità di riferimento, solo parzialmente coincidente con quella del programma di gestione) evidenziano pertanto significativi risultati di aggressione dell’arretrato, al di là anche degli obiettivi fissati nel programma di gestione, certamente agevolati dalla riduzione delle sopravvenienze nel settore del contenzioso, ordinario dove si collocava il maggior arretrato» si legge nella relazione.
Ottimi risultati anche nel settore penale, anche se con ritmi diversi fra tribunale monocratico e tribunale collegiale. Nel primo le sentenze sono state 2.034, nel secondo 110, a fronte, rispettivamente, di 171 e 85 dell’anno giudiziario precedente (ricordiamo, fortemente compromesso dalla pandemia). Con pendenze di 156 nel collegiale (a fronte di 144, più 8,3%, ma con un aumento delle sopravvenienze del 34%) e di 3.008 nel monocratico (3.393, meno 11,3%).
La relazione sottolinea «una significativa ripresa, nonostante le difficoltà ancora legate al perdurare dello stato di emergenza, delle definizioni complessive (giunte quest’anno a 2.166 complessive) rispetto non solo all’anno decorso (nel quale erano calate essenzialmente in ragione del blocco dell’attività giudiziaria per Covid 19, che aveva negativamente influito, portando a 1.683 definizioni complessive del settore dibattimentale) ma anche al 2018-2019».
La pandemia ha influito però anche sulle prescrizioni: le sentenze di non doversi procedere per il dibattimento sono passate da 177 (3 collegiali e 174 monocratiche) dell’anno precedente a 265 (4 collegiali e 261 monocratiche).
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