Il Tirreno

Pistoia

Ricorso al Tar contro il Comune «Troppo morbidi con Vicofaro»

di Tiziana Gori
Ettore Nesi l’avvocato del foro di Pistoia rappresenta una residente di Vicofaro
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Ettore Nesi l’avvocato del foro di Pistoia rappresenta una residente di Vicofaro

L’avvocato Nesi: «L’ordinanza prefigura accordi ignorando i residenti»

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PISTOIA. Vicofaro, ricorso al Tar contro il Comune da parte di una residente assistita dall’avvocato Ettore Nesi, del foro di Pistoia. È questo l’ultimo atto dello scontro – che dura da anni – tra la parrocchia divenuta simbolo dell’accoglienza ai migranti e molti dei residenti nel quartiere. Ma stavolta ad essere attaccata è l’amministrazione comunale di centrodestra, certo non “amica” dell’esperienza di Vicofaro.

Nel mirino del ricorso l’ordinanza numero 1142 emessa dal dirigente del Servizio urbanistica e assetto del territorio il 20 ottobre scorso, quella che dichiarava l’inagibilità del complesso immobiliare della parrocchia di Santa Maria Maggiore, inibendo sia l’uso dei locali non residenziali (per motivi igienico sanitari) che quello dei locali a destinazione residenziale (perché non è dimostrata la potabilità dell’acqua utilizzata). Il complesso, come confermato da don Massimo Biancalani, ospita circa 140-150 migranti. «Da legale – afferma Nesi, avvocato amministrativista e civilista – questa ordinanza ha una conclusione che mi atterrisce».

Cosa riporta l’atto pubblico? Che la dichiarazione di inagibilità “potrà essere considerata decaduta qualora i responsabili della struttura, presentando Scia (segnalazione certificata di inizio attività) per l’agibilità dei locali, adempiano a quanto riportato nei rapporti allegati, in materia di impianti, caratteristiche igienico-sanitarie, e sottoscrivano con l’amministrazione convenzione ai sensi dell’articolo 23 quater-Usi temporanei, del Testo unico dell’edilizia, finalizzata all’uso provvisorio del complesso parrocchiale per l’accoglienza di un numero di persone adeguato alle potenzialità della struttura”. In pratica, secondoNesi, il Comune offrirebbe «un escamotage», una soluzione agevolata a don Biancalani per proseguire la sua accoglienza se questi ottemperasse alle richieste di Asl e vigili del fuoco.

Nesi rappresenta gli interessi di una residente che già nei mesi scorsi ha presentato alcune diffide con cui chiedeva conto alla pubblica amministrazione dei danni subiti dalla propria abitazione. La casa si trova nell’ex convento dei Cappuccini, che comprende anche i locali parrocchiali e confina con la chiesa di Santa Maria Maggiore. Ex convento e chiesa ospitano entrambi i giovani migranti accolti dalla parrocchia. «La mia casa – racconta la donna – subisce infiltrazioni in più punti. È ormai impossibile usarne alcune parti, come la veranda del giardino. E vedo ogni giorno le condizioni in cui versa il chiostro, sempre pieno di rifiuti».

«Il 23 quater – spiega Nesi – attiva processi di rigenerazione urbana per aree sottoposte a degrado. È un’ipotesi speciale di accordo di programma in deroga agli strumenti urbanistici. La prospettiva in cui si muove il Comune è riconoscibile: “Siamo in una situazione di degrado, la vogliamo risolvere, troviamoci d’accordo. Ti metterò delle condizioni, delle regole e anche delle sanzioni”. Ma – chiede Nesi – ci sono i presupposti? Può essere sanato l’abuso? Possono essere accolte tutte quelle persone? A nostro avviso no, ed è il motivo per il quale faremo ricorso al Tar. Sarebbe un accordo fatto sulla testa dei residenti, in violazione delle regole». Secondo Nesi una convenzione tra Comune e parrocchia non potrebbe avvenire senza un percorso partecipativo coi residenti, «come succede quando si approvano varianti urbanistiche e si cambia la destinazione d’uso agli immobili».

Insomma, secondo questa interpretazione dell’ordinanza il Comune governato da Tomasi (giunta di centrodestra) non avrebbe una linea così intransigente con Vicofaro, ma anzi le consentirebbe una via d’uscita a discapito della qualità della vita dei residenti.

Intanto, il 13 dicembre, la giudice Elena Piccinni, del tribunale di Pistoia, ha risposto al ricorso cautelare d’urgenza presentato dall’avvocato Nesi «per l’aggravarsi della condizione di degrado. Il tribunale ha ordinato l’immediata rimozione dei rifiuti, prevedendo per ogni giorno di ritardo una sanzione di 10 euro».

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