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Pereira, ex custode del sacrario sui fatti di Brasilia: «Licenziato per le mie critiche a Jair Bolsonaro»
Il padre per 50 anni si è occupato di custodire al meglio l'attuale Monumento votivo brasiliano, costruito come cimitero a guerra finita per dare degna sepoltura ai caduti sudamericani. Miguel restò a Pistoia per tutta la vita e, quando morì, lasciò l'incarico al figlio
PISTOIA. Mario Pereira il Brasile ce l'ha nel sangue. Suo padre era il maresciallo Miguel Pereira, reduce della Forza di spedizione brasiliana che, dal 1942 al 1945, fu impegnata con 25.000 uomini sul fronte italiano. A guerra conclusa, il reduce di mille battaglie capitolò di fronte al fascino di una bella ragazza di Pistoia, Giuliana Menichini che, nel 1948, condusse all'altare. Miguel Pereira restò quindi a Pistoia e per 50 anni si è occupato di custodire al meglio l'attuale Monumento votivo brasiliano, costruito come cimitero a guerra finita per dare degna sepoltura ai caduti sudamericani. Miguel restò a Pistoia per tutta la vita e, quando morì, lasciò l'incarico al figlio.
«Fu con molto entusiasmo che subentrai al lavoro di mio padre – racconta Mario Pereira – ma nel novembre 2021, quando il presidente Jair Bolsonaro venne in visita in Italia, io stesso ho capito quali sono gli effetti della sua "cura" politica».
Mario infatti, che non ignorava le opinioni politiche del padre, commentò sugli organi di stampa che "se il padre avesse visto Bolsonaro varcare la soglia del Monumento votivo, si sarebbe rivoltato nella tomba". E Bolsonaro quella soglia la varcò, seppur fra mille polemiche. Quando poi il giornale con le dichiarazioni incriminate giunse sotto gli occhi dell'ambasciatore brasiliano a Roma, accadde il finimondo. Lo zelante diplomatico aveva infatti mandato l'articolo incriminato direttamente a Brasilia e da lì partì l'ordine immediato di revoca dell'incarico di custode del Monumento.
«Da allora – puntualizza Mario Pereira – il governo brasiliano paga due militari di carriera che restano un anno a Pistoia per mantenere nel decoro il monumento».
Mario è rientrato dal Brasile appena tre giorni fa. Lo ha fatto per accompagnare sua madre al cimitero, dove a 95 anni ha raggiunto Miguel, l'amore della sua vita. «Io trascorro gran parte dell'anno in Brasile – dice Mario – e soffro tantissimo nel vedere come è cambiata la società brasiliana. Prima dell'arrivo di Bolsonaro, non esisteva questo clima di contrapposizione politica. Il Paese è spaccato». Tanto che quello che poi è accaduto a Brasilia nel pomeriggio di domenica, non lo ha stupito più di tanto: «Erano giorni e giorni che episodi di questo tipo erano attesi. I sostenitori di Bolsonaro si nutrono di un odio impressionante e sono una vera e propria mina vacante per la democrazia».
Per il futuro, Mario non se la sente di fare previsioni sull'evoluzione della situazione politica: «Io so soltanto – conclude – che continuerò a vivere in Brasile per tutto il tempo che vorrò perché non piego la testa di fronte a un simile evento. Mi auguro comunque che il Brasile si ricordi che è figlio di una continua e costante fusione di razze e di religioni che, insieme, danno vita a quella che è una cultura unica al mondo. Bolsonaro rappresenta invece quanto di più distante esista da questa immagine. È un personaggio divisivo che non ama la democrazia».
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