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Mancano stagionali per il turismo in montagna? «Lo stop per il Covid ne ha allontanati tanti»
Allarme delle categorie per la prossima stagione sciistica. Per i sindacati il fenomeno ha diverse spiegazioni
ABETONE. Se nel settore del turismo si fa fatica a trovare dipendenti, è probabile che ciò accada perché diversi lavoratori, dopo lo stop del periodo pandemico, si sono dirottati su altri tipi di lavoro e ormai indietro non tornano. È una delle ipotesi avanzate da Alessandro Cartei, sindacalista della Filcams Cigil di Pistoia, in risposta al grido di allarme lanciato alcuni giorni fa sul Tirreno da Andrea Formento, impiantista di Abetone, nonché assessore al turismo di Abetone-Cutigliano.
Formento sosteneva che le attività economiche abetonesi legate al turismo sono in forte difficoltà a reperire personale in vista della stagione invernale ormai alle porte: sia per quanto riguarda le strutture alberghiere, che per i ristoranti e gli stessi impianti di risalita. Secondo Formento le difficoltà non sono riconducibili ad una scarsa appetibilità economica in quanto le offerte sarebbero assolutamente in linea con i contratti di categoria. E anzi, spesso sono accompagnate da benefit quale la possibilità di usufruire di vitto ed alloggio. Un argomento caldo che ha dato anche vita ad una discussione e un confronto sulla pagina Facebook del Tirreno.
Cosa ne pensano i sindacati? Tutti d'accordo nel dire che non bisogna generalizzare, che non esiste una sola causa ma che ci sono più fattori che possono incidere. «Una ragione unica che giustifichi l'assenza di personale disponibile nel settore turismo – spiega Alessandro Cartei di Filcams Cigil di Pistoia – non c'è. Credo però che possa aver inciso molto il fermo che vi è stato durante la pandemia da Covid. Se ci pensiamo bene questo settore è quello che ne ha risentito maggiormente ed è stato fermato a lungo prima di poter riprendere. Secondo noi diversi soggetti, non potendo o non volendo aspettare la ripresa effettiva hanno convertito il loro interesse dirottandosi su professioni alternative ed oramai non tornano indietro».
Cartei non si trova in sintonia con chi pensa che possa essere il reddito di cittadinanza a causare questa carenza di personale. «A me risulta che ci sono molti giovani desiderosi di lavorare – afferma – magari anche per aiutarsi negli studi o essere d'aiuto alle famiglie cercando stabilità. Infine, rimanendo nel generale, purtroppo possono esistere anche alcuni casi in cui bisogna capire bene il contratto di lavoro offerto e che la retribuzione sia consona all'orario svolto».
Pluralità di motivazioni anche secondo Simone Pialli, sindacalista di Fisascat Cisl. «Noi diciamo che non c'è una verità assoluta – spiega Pialli – ma un insieme di fattori. Assolutamente non possiamo generalizzare. Però parliamo con i datori di lavoro di questo settore e spesso ci viene risposto che i giovani cercano occupazioni che non li impegnino durante i festivi e nei fine settimana. Inoltre a volte è possibile anche che nel contratto sia previsto un orario ma in realtà ne venga richiesto uno più impegnativo».
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