Sicurezza
Due a processo per l’operaio morto dopo la caduta da una scala nel vivaio
Rinviati a giudizio il titolare Paolo Mati e il responsabile della sicurezza
PISTOIA. Lavorava da 15 anni alle dipendenze dell’azienda Mati Piante, era uno degli operai più esperti e stimati. Anche per questo fu una vera tragedia l’incidente sul lavoro che avvenne la mattina del 12 marzo 2019 e che costò la vita all’operaio albanese Sokol Rrahishta, 45 anni, originario di Scutari.
Per quella morte ora ci sono due persone chiamate a rispondere per omicidio colposo: si tratta di Paolo Mati, titolare dell’azienda Piante Mati, e di David Mochi, l’addetto alla sicurezza.
Entrambi sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci. Prosciolto, invece, Andrea Gagnarli, anch’egli responsabile della sicurezza all’interno dell’azienda e – inizialmente – sottoposto a indagine come il collega Mochi.
La prima udienza del processo per la morte dell’operaio albanese si svolgerà il prossimo 21 febbraio, davanti al giudice Pasquale Cerrone. Oltre agli imputati, sarà presente al processo anche l’azienda Piante Mati, chiamata in qualità di responsabile civile. I due imputati saranno difesi rispettivamente da Cecilia Turco (Paolo Mati) e da Lorenzo Pratesi (Mochi). A rappresentare l’azienda ci sarà l’avvocato Daria Bresciani. Le parti civili, nella fattispecie la moglie e la figlia dell’operaio, saranno invece assistiti dall’avvocato Michele Nigro.
La tragedia era avvenuta in un vivaio dell’azienda Mati, in via Panconi a Casalguidi. Quel giorno aSokol Rrahishta stava lavorando su una scala a tre metri e mezzo dal suolo, per fissare con dei tiranti un albero caduto a causa del vento la sera prima. Un’operazione che aveva compiuto tante volte, ma che quel giorno gli costò la vita. L’uomo, infatti, cadde dalla scala e rimase esanime a terra. Subito soccorso, fu trasportato in elicottero all’ospedale fiorentino di Careggi, viste le sue gravi condizioni,. Ma gli sforzi dei medici non riuscirono a salvarlo e Sokol morì il giorno successivo, senza aver ripreso conoscenza.
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