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I dati

A Pistoia boom degli infortuni sul lavoro: sono già 466 le denunce in più

di Giancarlo Fioretti
A Pistoia boom degli infortuni sul lavoro: sono già 466 le denunce in più

I sindacati confederali hanno protestato davanti alla prefettura

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PISTOIA. In provincia di Pistoia, nei primi dieci mesi dell’anno, siamo già giunti a 1.966 infortuni sul lavoro, di cui 3 mortali. Nel 2021 le denunce presentate all’Inail erano state 1.500. Un dato importante, ma già ampiamente scavalcato da quello di quest’anno, che appare destinato a superare quota 2.000.

Per protestare contro questo stillicidio, i sindacati confederali hanno indetto in tutte le provincie italiane delle manifestazioni davanti alle prefetture, per segnalare a tutte le rappresentanze del governo sul territorio l’insostenibilità di questa situazione. Questi presidi a livello locale – a Pistoia si è svolto davanti alla sede della prefettura – sono preludio della manifestazione nazionale che si terrà a Roma domani, con partenza alle 9,30 da piazza Santi Apostoli.

«Sono certo – ha detto il segretario provinciale della Cgil di Pistoia Daniele Gioffredi – che sarà un evento molto partecipato perché la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono un argomento che riguardano tutti».

Eppure, di fronte a una problematica che pare ingigantirsi ogni anno di più, le armi usate per reprimerla continuano a non essere adeguate. «In tutta la provincia di Pistoia – ha affermato la segretaria della Cisl Toscana nord Alessandra Biagini – all’Inail sono in forza solo tre ispettori del lavoro».

Eppure, malgrado queste forze ridottissime, nel primo semestre dell’anno corrente nella nostra provincia sono state ispezionate 22 aziende. Di queste, 7 sono state sanzionate per varie carenze nei dispositivi di sicurezza.

«La voglia di massimizzare i profitti – dice Raffaele Ferraro, rsu della Uil in un’azienda nel settore della vigilanza – è quasi sempre il detonatore per i peggiori infortuni sul lavoro. Fra le aziende che omettono più di sovente le normative, ci sono quelle del commercio, dei trasporti e dell’edilizia».

La nostra provincia, quindi, non è assolutamente un’isola felice per ciò che concerne gli infortuni sul lavoro.

«Pistoia – puntualizza Daniele Gioffredi – segue il trend nazionale perché i cattivi stili di lavoro che si trovano nelle realtà più grandi si riflettono anche in un territorio più piccolo come il nostro. Un esempio su tutti, l’utilizzo dei giovani nelle aziende nei progetti di alternanza scuola-lavoro. Anche nella nostra provincia, i ragazzi vengono di norma utilizzati per integrare un organico carente, non certo per far comprendere loro le dinamiche lavorative. Inoltre, quasi sempre, vengono gettati allo sbaraglio in aziende che non hanno impiegato alcuna sostanza per formare i loro stessi lavoratori. Per questo, è impensabile che formino gli studenti secondo le normative di legge vigenti».

Come obiettivo finale di queste mobilitazioni in difesa della sicurezza sui luoghi di lavoro, Lia Tosi, segretaria provinciale della Uil, indica un obiettivo che, alla luce dei dati sia provinciali che nazionali, a oggi pare un’utopia.

«Nel nostro ultimo congresso nazionale – ha detto – il segretario generale Bombardieri ha indicato in “zero morti sul lavoro” l’ imperativo categorico da seguire. Non si tratta di un’utopia, ma di un risultato raggiungibile applicando le leggi che peraltro già ci sono».

Piena concordanza in questo con la segretaria della Cisl Toscana Nord Alessandra Biagini: «La legge 81 del 2008 sulla prevenzione degli infortuni è un’ottima legge».

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