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Pistoia

Crisi energetica

Bollette, l’inverno fa paura anche a chi lavora all’Hitachi

di Giancarlo Fioretti
Bollette, l’inverno fa paura anche a chi lavora all’Hitachi

«E per i dipendenti delle aziende dell’indotto, con meno tutele, è anche peggio». I metalmeccanici Cgil scioperano un’ora. Forse presto un’iniziativa con la Fim

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PISTOIA.  Bandiere rosse al vento davanti ai cancelli Hitachi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caro bollette, ma anche per chiedere all’azienda di assumere i dipendenti delle ditte esterne che lavorano all’interno dello stabilimento ferroviario. Le bandiere sono sventolate durante l’ora di sciopero indetta ieri dalla Fiom Cgil che, dalle 10 alle 11, ha portato i suoi iscritti davanti ai cancelli con in mano le prime bollette pesanti di quello che si preannuncia un autunno eccezionalmente caldo.

«Caro energia e diritti dei lavoratori dell’indotto. Abbiamo deciso di legare insieme i due temi – dice Daniele Calosi ,segretario generale della Fiom Cgil per le provincie di Firenze, Prato e Pistoia – perché i lavoratori dell’incentrato (cioè delle ditte esterne che lavorano comunque all’interno dello stabilimento, nda) hanno una retribuzione nel complesso più bassa di quelli assunti direttamente da Hitachi. Sopportare il caro bollette sarà un’impresa per tutti ma questi lavoratori avranno senz’altro difficoltà maggiori dei loro colleghi che, con mansioni pressoché simili, possono contare su una gratificazione economica maggiore».

Il generale inverno è ancora lontano ma, il solo pensiero che come tutti gli anni arriverà a farci visita, mette paura, soprattutto in un periodo come questo di bollette impazzite.

«Ci stiamo avvicinando alla classica “tempesta perfetta” – fa notare Diego Breschi, sposato con un figlio, delegato sindacale Hitachi della Fiom Cgil – ma pare che a nessuno interessi. La mia ultima bolletta della luce è di 328,53 euro mentre quella dello scorso anno nel periodo equivalente era di oltre 100 euro in meno. Quando arriveranno i conti delle forniture del gas, saranno moltissimi i lavoratori che si troveranno in difficoltà. Di fronte a questa burrasca che si profila all’orizzonte, chiediamo al governo di tassare gli extraprofitti, per utilizzarne i gettiti per contenere il caro energia. All’azienda chiediamo invece di assumere direttamente tutti i lavoratori dell’indotto che lavorano in azienda, per consentire loro di percepire un trattamento economico migliore così da poter affrontare meglio questo periodo difficile».

A dare conferma alle parole del suo collega, ci pensa Roberto Frosini, padre di due figli e prossimo al matrimonio con la sua compagna.

«Chi lavora come me nelle ditte esterne dell’indotto – spiega – non percepisce il premio di produzione che spetta ai lavoratori Hitachi. Inoltre la nostra posizione è più debole da un punto di vista contrattuale e, pur essendo inquadrati con il contratto nazionale dei metalmeccanici, non abbiamo tutte quelle gratifiche che hanno i nostri colleghi. In periodi normali si tratterebbe solo di una cosa ingiusta. In una contingenza come questa l’ingiustizia può davvero danneggiare tanti e tanti lavoratori che, pur svolgendo mansioni pressoché identiche a quelle dei loro colleghi, hanno una busta paga decisamente più bassa».

Questi “figli di un dio minore”sono poi in definitiva quasi la metà di coloro che ogni mattina varcano i cancelli dell’Hitachi. A fronte di circa 500 dipendenti assunti direttamente, ce ne sono circa 470 alle dipendenze delle ditte esterne. Un tema che le sigle sindacali citano sempre ma sul quale fanno fatica a dar vita a iniziative comuni. Almeno finora: forse c’è una svolta. Dopo una proposta della Fiom, la Fim Cisl ha dato la sua disponibilità a una manifestazione da effettuarsi di sabato, presumibilmente il 12 novembre.

«Avevamo chiesto anche a Fim e Uilm di scioperare ieri – ha detto Silvia Biagini, segretaria della Funzione Pubblica della Cgil – ma senza ottenere risposta. Restiamo quindi in attesa di poter organizzare la prossima manifestazione unitariamente».

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