Gioco
«Noi, più digitali per sconfiggere la crisi», ecco i commercianti al tempo del Covid
Dalla ristorazione all’abbigliamento, tra menù col QR Code, take away e shopping online
PISTOIA. Dopo il Covid, nulla sarà come prima. Lo si sente dire di continuo e spesso sembra nient’altro che un luogo comune. Spesso, ma non sempre: ci sono casi in cui la crisi è stata davvero una opportunità per migliorare, per evolversi.
Lo dimostrano le quattro storie di imprenditori pistoiesi segnalate da Confcommercio. Dalla ristorazione all’abbigliamento il denominatore è stato il medesimo: gestire la crisi come opportunità per evolversi, sfruttando le potenzialità offerte dalla comunicazione e dal marketing digitale.
A Pistoia «molte attività associate a Confcommercio – spiega l’associazione – hanno puntato forte sull’online per non deragliare durante il picco pandemico. Oggi che si trovano oltre un biennio complesso, quell’eredità digitale resta come valore aggiunto da coltivare e potenziare quotidianamente».
«Già prima del Covid – ricorda Daniele Andreotti, del ristorante Voronoi – ci eravamo dotati di una cassa intelligente e di palmari che facilitavano la gestione di tutti i processi interni e che ci offrivano report in tempo reale. Quando la pandemia è arrivata abbiamo deciso di dotarci di un menù digitale: sulle nostre tovagliette è stato impresso un QR code per leggere le proposte del giorno e ordinare. Oggi è uno di quegli strumenti che restano, poiché sono entrati nelle abitudini della gente: lo usa il 90 per cento dei clienti e per noi è più agevole, perché possiamo modificarlo in qualsiasi momento».
Andreotti ricorda che durante la pandemia il suo locale, uno dei più conosciuti della zona della Sala, ha resistito facendo consegna a domicilio e take away, grazie al supporto delle principali piattaforme digitali. «Anche questa attitudine – conferma – è rimasta nella filosofia dei consumatori: oggi, con questi canali, facciamo una fetta di fatturato importante, nemmeno lontanamente paragonabile ai livelli 2019».
Chiara Lomi, del ristorante Il Ceppo, in piazza Giovanni XXIII, argomenta così: «L’approccio alla digitalizzazione nasce da subito, perché già nel 2016 abbiamo creato una landing page (una pagina web di presentazione dell’attività, ndr) per esprimere la nostra filosofia. Portando avanti un concetto di cucina espressa ed un laboratorio di cocktail, durante il Covid abbiamo dovuto ristrutturare la nostra proposta per creare un qualcosa di asportabile. Così nella landing è nata un’appendice dedicata al delivery ed al take away e il clienti hanno iniziato a prenotare. Così è iniziata la consegna dei nostri piatti e cocktail sottovuoto, rigenerabili a casa in pochi semplici passaggi. Li spedivamo con un packaging riciclabile che rifletteva adeguatamente i nostri principi: è stata una sfida difficile, ma avvincente. L’altro passaggio – ricorda – è stato il menù digitale: il QR code è una svolta culturale ormai definitiva».
Dinamiche, queste, che con declinazioni differenti hanno riguardato da vicino anche il segmento della moda, come ricorda Nicola Grande, del negozio Penelope 47, in Porta Carratica. «Siamo incanalati da tempo in un percorso di digitalizzazione – osserva – perché in questo settore non ci si può improvvisare. La nostra spinta digitale è iniziata già nel 2013, quando abbiamo messo online il sito del negozio. Nel frattempo abbiamo sempre continuato ad aggiornarci, promuovendo lo shop online con campagne dedicate su Google, Facebook e Instagram: questo ci ha fornito un bel vantaggio, perché quando è arrivato il Covid noi eravamo già strutturati. La pandemia – prosegue – ha fisiologicamente incrementato la platea del pubblico online e oggi questo è un patrimonio che resta. Dobbiamo però continuare a coltivarlo ogni giorno, per non dilapidarlo: servono risorse economiche, tempo e persone dedicate, ma ne vale sempre la pena. Se lavorassimo solo in organico, senza la leva delle campagne, i risultati non sarebbero nemmeno paragonabili».
Dello stesso avviso anche Federica Cioni, del negozio Marella, di via Cavour. «Anche noi – sottolinea – abbiamo iniziato un percorso digitale da molto tempo. Quando la pandemia è iniziata c’è stata una corsa in questo senso: noi siamo partiti in vantaggio. Il sito del negozio e i social sono diventati mezzi complementari e funzionali rispetto alla nostra filosofia, che è fondata sulla vendita assistita in negozio. A maggior ragione perché ci siamo sempre voluti caratterizzare come qualcosa di più di un’attività tradizionale: ci proponiamo raccontando storie originali e, in questo senso, i canali social sono diventati uno strumento in grado di amplificare notevolmente la portata del nostro messaggio».
«Così – conclude – intercettiamo un target di pubblico che poi viene a farci visita di persona con una maggiore consapevolezza rispetto alla nostra proposta».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
