Il carrello fa +10% in provincia di Pistoia, Coldiretti avverte: «Con questi rincari rischiamo il crack»
Le difficoltà della filiera agricola e alimentare. L’analisi: «Un terzo delle aziende ci rimette»
PISTOIA. Prezzi che scottano, con variazione su base mensile di un ulteriore 0,7%, che in provincia di Pistoia porta l’inflazione tendenziale annua al 7,9%, con il costo del carrello della spesa che cresce addirittura del 10%.
«È già emergenza prezzi, guardando quel che è accaduto nell’estate – spiega Coldiretti Pistoia, a commento degli ultimi dati Istat relativi a luglio, elaborati dall’associazione – e lo scenario è ancor più preoccupante quel che ci aspetta per il prossimo autunno. Dal gas ai barattoli, dal gasolio alle etichette, è in arrivo uno tsunami sui prezzi del cibo in Italia, con un autunno preoccupante all’orizzonte. In agricoltura si registrano rincari dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti».
«Nelle campagne – denuncia ancora la Coldiretti – più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. Il comparto alimentare richiede – continua la Coldiretti – ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed elettricità, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, funzionamento delle macchine e climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro. Aumenti che riguardano l’intera filiera del cibo con costi indiretti che vanno dal vetro rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapack con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +60% costi per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica».
Numeri alla mano, il quadro rasenta il record negativo della storia economica recente. Un contesto che richiede il tempestivo intervento a tutela di tutti i prodotti della filiera italiana e locale.
«Così non possiamo andare avanti e non ci possiamo permettere di aspettare i tempi lunghi della politica – afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – rischiamo un crack alimentare, economico e occupazionale visto che proprio in questi mesi si concentrano le produzioni agricole tipiche del made in Italy e della dieta mediterranea con le loro lavorazioni per conserve, succhi e derivati. Dagli ortaggi ai legumi, dal vino all’olio, dai salumi e prosciutti Dop ai formaggi, dal latte alla carne fino alla pasta, dalla frutta alle passate di pomodoro usate su tutte le tavole italiane e all’estero»
«L’Italia è un Paese deficitario che importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, oltre ail 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame. Con l’esplosione dei costi dell’energia – conclude Prandini – non ci possiamo permettere di perdere quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare che fino ad oggi le imprese agricole italiane sono riuscite a difendere per il proprio bene e quello del Paese».
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