Toscana
Pistoia celebra San Bartolomeo tra unzioni fai-da-te e “pippi”
Quella per il patrono dei bambini continua ad essere la festa più amata dai pistoiesi
PISTOIA. Una splendida giornata di sole ha fatto da cornice mercoledì 24 agosto al rinnovarsi, tra bancarelle di dolciumi e giocattoli e cerimonie religiose, dell’antica tradizione della Festa di San Bartolomeo. Pistoia è l’unica tra le città toscane a dedicare un culto particolare all’apostolo Bartolomeo come santo protettore dei bambini e delle bambine. Una festa antica e molto amata dai pistoiesi. E anche ieri, la piazza del centro storico, che ha lo stesso nome del santo, e le vie limitrofe si sono riempite del profumo dei brigidini, del croccante e dei “pippi”, i grossi biscotti che, infilzati su uno spago e alternati a confetti e cioccolatini, vanno a comporre la tradizionale corona di San Bartolomeo, che, oggi come in passato, i bambini indossano portandola al collo. Una festa tra il sacro e il profano, che ha il suo culmine nel rito religioso dell’unzione, una purificazione che rimanda all’infanzia, appunto, che avviene dopo che il sacerdote ha tracciato una piccola croce sulla fronte dei fedeli. Una cerimonia che in questi ultimi anni funestati dalla pandemia ha dovuto però essere rivisitata. Nonostante i drastici cambiamenti imposti dalle norme anti-Covid, anche ieri, i pistoiesi, grandi e piccini, hanno partecipato numerosi alle varie cerimonie religiose organizzate necessariamente all’esterno, nel giardino della chiesa intitolata al santo. La tradizionale unzione, anche quest’anno, non è avvenuta per mano del sacerdote, ma è stata auto-impartita grazie ai kit fai-da-te: in una busta, un batuffolo di cotone imbevuto di olio benedetto.
Ieri le celebrazioni hanno avuto inizio con la messa celebrata all’aperto dal vescovo di Fausto Tardelli, per poi proseguire, mattina e pomeriggio, con le benedizioni dell’olio.
Una festa che affonda le sue radici indietro nei secoli. Il rito risale all’arrivo dei canonici lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino, che sostituirono i monaci benedettini nel complesso di San Bartolomeo nel 1433. Fu però nel 1473 che la festa acquisì una dimensione più ricca e solenne, quando il cardinale Niccolò Forteguerri, con l’istituzione della Pia Casa di Sapienza, fece dono delle sue proprietà al comune di Pistoia, finanziando anche i festeggiamenti in favore di San Bartolomeo, che a Pistoia tradizionalmente sono sinonimo di festa dei bambini. Infatti, in passato, le mamme pistoiesi usavano chiamare i loro bambini “sbucciati” (per via delle ginocchia spesso scorticate nelle cadute), oppure sambartolomei, sambartolomeini. Appellativo che deriva dalla triste sorte accorsa a quel Natanaele (in aramaico Bar Talmaj, da cui Bartolomeo) di Cana di Galilea che, dopo aver incontrato Gesù, visse ed operò in Mesopotamia ed Asia Minore, per poi essere condannato a morte per scorticamento, in Armenia. La festa in onore del Santo, e il suo collegamento coi bambini, risale al 1433, allorché nel complesso di San Bartolomeo i Canonici Lateranensi sostituirono i monaci benedettini, diffondendo una tradizione di origine umbra subito accolta dai pistoiesi.
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