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Pistoia

Il caso

Decine di piante a rischio nel vivaio di Pistoia espropriato dal Comune: così il polmone verde si avvia alla morte


	I terreni del Vivaio Bongi in via traversa della Vergine espropriati dal Comune
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I terreni del Vivaio Bongi in via traversa della Vergine espropriati dal Comune

«L’area – dice l’assessore all’urbanistica Leonardo Cialdi – è stata sottoposta a esproprio nella scorsa primavera e il Comune ha regolarmente pagato l’80 per cento della somma stabilita alla società Dema, della famiglia Bongi. In questa situazione, i proprietari espropriati rimangono comunque custodi del bene fino a quando non si perfeziona la procedura, che si concluderà con il versamento del restante 20 per cento»

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PISTOIA. Le piante del vivaio Bongi, espropriato di recente dal Comune per la realizzazione del parcheggio scambiatore a sud della stazione versano in stato di totale abbandono.

Anche a causa delle elevatissime temperature, corrono il serio rischio di morire di sete. Uno scempio ecologico in piena regola, che corre il rischio di consumarsi sotto gli occhi distratti dei passanti.

«L’area – dice l’assessore all’urbanistica Leonardo Cialdi – è stata sottoposta a esproprio nella scorsa primavera e il Comune ha regolarmente pagato l’80 per cento della somma stabilita alla società Dema, della famiglia Bongi. In questa situazione, i proprietari espropriati rimangono comunque custodi del bene fino a quando non si perfeziona la procedura, che si concluderà con il versamento del restante 20 per cento. Nel frattempo sono tenuti a custodire il bene nella sua integrità e a renderlo libero da ogni impedimento che ne ostacoli l’utilizzo per cui è stato espropriato. In questo caso, le piante devono essere rimosse, visto che al momento della consegna il bene deve risultare libero».

Con il suo ettaro e 300 di estensione, il vivaio rappresentava un piccolo polmone di verde che, seppur non aperto alla fruizione di tutti, rendeva quell’angolo di città decisamente più piacevole.

«Le esigenze della collettività tuttavia – prosegue l’assessore – sono state diverse ma, come sempre accade nei casi dei vivai, noi eravamo certi che le piante si sarebbero potute salvare, anche se non fossero state prese in carico dall’ufficio verde del Comune come, in quest’occasione, è accaduto. Mi spiego: per un azienda florovivaistica le piante rappresentano parte del loro patrimonio. Noi, con la massima chiarezza, abbiamo comunicato subito alla società Dema che quella tipologia di piante ( nella maggior parte olivi) non rientrava nei nostri piani di riforestazione urbana. Ci aspettavamo, quindi, che gli addetti al vivaio si adoperassero quanto prima a ricollocare le piante in un’altra zona dell’azienda agricola, per poter continuare il loro ciclo vitale e essere in seguito immesse sul mercato».

Quello che tuttavia all’assessore sembrava scontato, nella realtà non è avvenuto e le piante che insistono sul terreno espropriato si trovano nella terribile situazione di non essere utili né al Comune né tanto meno ai vecchi proprietari.

«La situazione di questo piccolo patrimonio verde è decisamente penosa – sottolinea l’assessore Leonardo Cialdi – ma nella fattispecie l’amministrazione comunale non può intervenire. A Bottegone, l’esproprio di una porzione di un vivaio non condannò a morte le piante che lì erano coltivate perché l’ufficio verde del Comune ritenne che un domani sarebbero state utili proprio in vista della riqualificazione del tessuto urbano della frazione. Questa volta però è diverso, visto che i tecnici comunali non riescono a trovare un’ipotetica collocazione a queste piante in nessun punto del nostro verde pubblico».

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