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cronaca

Morto durante la corsa ciclistica, assicurazioni in giudizio

Nella foto dei vigili del fuoco, i tragici momenti dei soccorsi dopo la caduta avvenuta il 15 agosto 2018 sulla via Modenese, nel tratto in discesa che dal Monte Oppio porta a Limestre e a San Marcello

Michael Antonelli era arrivato a Lamporecchio pochi mesi prima dell’incidente, per indossare i colori della Mastromarco Sensi Nibali. Ci sono due imputati


21 giugno 2022 Massimo Donati


PISTOIA. I legali rappresentanti delle compagnie di assicurazione Lloyd’s di Milano e Unipol Sai di Bologna sono stati stata citati in giudizio come responsabile civile nel corso dell’udienza preliminare per la morte di Michael Antonelli – atleta sanmarinese in forza alla Mastromarco Sensi Nibali di Lamporecchio – vittima di una tragica caduta in una scarpata sulla Montagna pistoiese, durante la “Firenze-Viareggio” del 2018: rimasto da allora in stato quasi vegetativo, era spirato il 3 dicembre 2020. In caso di rinvio a giudizio e di condanna degli imputati, la società, organizzatrice della gara, sarà chiamata a risarcire i danni in solido con loro.

A essere accusati di omicidio colposo sono Gian Paolo Ristori, fiorentino di 82 anni, presidente della società ciclistica As Aurora, organizzatore della competizione, e Rodolfo Gambacciani, 71 anni, residente a Prato, direttore di gara: non avrebbero adottato le necessarie misure di sicurezza per impedire che il 15 agosto 2018 si verificasse l’incidente, avvenuto sulla via Modenese, nel tratto in discesa che dal Monte Oppio porta a Limestre e a San Marcello, al chilometro 87 della 72ª edizione della classica di Ferragosto per juniores.

All’epoca dell’incidente, i due imputati risultavano coperti da una polizza stipulata con le due compagnie citate in giudizio. Ad avanzare la richiesta accolta dal gup, l’avvocato di parte civile Flavio Moscatt, che rappresenta il padre del giovanissimo atleta deceduto. Parti civili nell’eventuale processo saranno anche la madre e il fratello.

Michael Antonelli era arrivato a Lamporecchio pochi mesi prima dell’incidente, per indossare i colori della Mastromarco Sensi Nibali, la squadra di ciclismo dove è cresciuto lo “Squalo”, il campione Vincenzo Nibali. Quel tragico Ferragosto di quattro anni fa il giovane campione stava pedalando lungo il tratto della via Modenese che prende il nome di via Ximenes quando era rimasto coinvolto in una caduta di gruppo ed era volato fuori strada insieme ad altre tre ciclisti, finendo nella scarpata e andando a sbattere con la testa contro un palo di castagno. Quindi, il coma e lo stato vegetativo con qualche piccolo segnale di ripresa tra ospedali e centri di riabilitazione. Fino al giorno del suo ventunesimo compleanno, quando era stato ricoverato in gravissime condizioni a causa del Covid. Che in appena quattro giorni lo aveva ucciso, a causa del fisico ormai piegato dalle conseguenze dell’incidente.

Un nesso causale che, secondo il pm titolare dell’inchiesta, Leonardo De Gaudio, riconduce alla responsabilità dei due imputati, che non avrebbero predisposto, nella curva in cui era avvenuta la caduta nella scarpata, alcuna barriera di contenimento, con protezioni morbide per attutire eventuali impatti. Assenti, inoltre, segnalazioni per avvertire del pericolo. Ieri mattina, accolta la richiesta di citazione come responsabili civili delle assicurazioni, il gup ha rinviato l’udienza a settembre per dar modo alle stesse di costituirsi con dei propri legali.


 

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